Tre maxi-fusioni in Centrolago, i sindaci trovano l’intesa

Il futuro del territorio – Gli enti locali tentano di cambiare il prorpio volto
Entro gennaio dovrebbero esserci i primi pronunciamenti delle assemblee cittadine

Fusioni avanti tutta. Il processo di razionalizzazione degli enti locali conosce un brusco colpo di acceleratore.
Mercoledì sera, a Menaggio, i sindaci dei paesi una volta riuniti nella Comunità montana delle Alpi Lepontine Meridionali si sono ritrovati in un’affollata assemblea per decidere il proprio destino.
All’ordine del giorno c’era addirittura l’ipotesi della costituzione di un unico, grande Comune che unisse i due laghi (Como e Ceresio). Un’idea lanciata dal sindaco di
Carlazzo, Giuliano Cerrano, ma poi rientrata per l’opposizione dei rappresentanti della Val Cavargna e del Porlezzese. In realtà, proprio i sindaci della sponda comasca del Lago di Lugano avrebbero già trovato un accordo. Porlezza, Valsolda, Corrido, Claino con Osteno e Val Rezzo dovrebbero essere i primi, nel giro di qualche mese, a siglare il patto per fondersi in un solo ente. Sarebbe stato scelto anche il nome da proporre ai cittadini: Riva del Ceresio.
«Il processo di aggregazione è inevitabile – dice Giuseppe Farina, sindaco di Valsolda – non c’è realisticamente alcuna alternativa. Dobbiamo parlare con i cittadini e spiegare loro i vantaggi dell’operazione». Secondo Farina, in questa fase bisogna «programmare» le ragioni della fusione e stilare «un documento di analisi che sia realistico, soprattutto sul terreno dei costi-benefici». In concreto, il sindaco di Valsolda vorrebbe mettere nero su bianco un documento che «renda espliciti, per i primi 10 anni di vita del nuovo Comune, gli indirizzi degli investimenti, in modo da non penalizzare le comunità più piccole a favore di quelle più grandi«.
Se i 5 paesi che si affacciano sul Lago di Lugano hanno già deciso cosa fare, gli altri 10 sono ancora alla finestra. Determinati quasi tutti a procedere con un’aggregazione, ma incerti sui confini da disegnare sulla carta geopolitica del territorio. Le maggiori titubanze giungono dalla Val Cavargna. I sindaci di Cusino, San Bartolomeo, San Nazzaro e Cavargna non sembrano intenzionati a unirsi in un maxi-Comune che giunga fino a Menaggio.
«La gente non ne vuole sapere – dice Moreno Bonardi, primo cittadino di San Bartolomeo Val Cavargna – Se devo scegliere non vado con Menaggio, meglio fermarsi a Carlazzo. Questa potrebbe essere un’opzione valida».
La prossima settimana gli amministratori della Valle si vedranno. Sul tavolo della riunione ci sarà l’ipotesi più praticabile, ovvero la fusione con la sola Carlazzo. Un passaggio che si annuncia “morbido”, territorialmente sostenibile e politicamente praticabile, soprattutto in paesi che hanno sempre sostenuto con molta pervicacia la propria “autonomia”. «Personalmente – dice il sindaco di Carlazzo, Giuliano Cerrano – ho proposto in prima battuta di creare un unico grande Comune. Questo perché di fronte all’ipotesi di una Provincia con oltre 2 milioni di abitanti, un paese con circa 20mila residenti avrebbe avuto un peso specifico maggiore».
Cerrano dice tuttavia di comprendere le incertezze e le apprensioni dei colleghi della Cavargna. «Se decideranno di promuovere la fusione con Carlazzo noi siamo pronti – insiste Cerrano – il processo di aggregazione è quasi un percorso obbligato. Preferisco quindi decidere da solo prima che ci venga imposto dall’alto. Meglio gestirlo con mano libera».
Per rassicurare i “vicini” di territorio, poi, il sindaco di Carlazzo ribadisce di non essere interessato ad alcuna ipotesi «annessionistica. Siamo disponibili a entrare in una comunità paritetica, non vogliamo fare la parte del paese più “grosso” che fagocita i “piccoli”. L’importante è fare presto, decidere adesso prima che altri lo facciano per noi».
In questo scenario, sembra quindi più che probabile che il terzo grande Comune figlio delle fusioni possa essere quello della Val Sanagra, frutto del l’accorpamento di Menaggio, Grandola ed Uniti, Bene Lario, Plesio e San Siro. «Uscendo dalla riunione ho capito che si può cambiare – dice Giancarlo Zanfanti, sindaco di Grandola – Tre fusioni sono probabilmente la giusta soluzione. Le condizioni politiche sono così critiche che non si può andare avanti in questo modo, con enti locali più grandi avremo economie di scala e incentivi finanziari che ci permetteranno di governare con qualche certezza in più il territorio».

Dario Campione

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