Tre mummie egizie svelate a Erba

museo di erba

Francesco Majnoni d’Intignano, quando era console d’Italia al Cairo, fece shopping archeologico. Il marchese donò al Civico Museo di Erba tre preziosi reperti, una testa (piuttosto malconcia), una mano sinistra in buone condizioni e un piede (mancano due dita), mummificati. Ora quel tesoro, come anticipato da un articolo recente della rivista Medicina historica, sarà svelato al pubblico grazie alla direttrice del museo Barbara Cermesoni, in procinto di lasciare Erba per prendere servizio a tempo pieno da aprile al museo archeologico di Varese. L’ultimo evento erbese cui presenzierà in veste ufficiale sarà appunto una conferenza in cui insieme ai colleghi dell’Università dell’Insubria Roberta Fusco, Chiara Tesi e Omar Larentis (Università degli Studi dell’Insubria – Centro di Ricerca in Osteoarcheologia e Paleopatologia) ed alla collega egittologa Annamaria Ravagnan (International Council of Museums – International Commettee for Egyptology; Gruppo Archeologico Milanese) presenterà i risultati dello studio archeologico e paleopatologico sui resti. L’incontro sarà a Villa Ceriani in via Foscolo oggi alle 21 nella Sala “Carlo Annoni”.
Le mummie sono tre, infatti i reperti appartengono a tre individui diversi. Lo hanno rivelato Tac e radiografie. «Si sono viste tracce di anemia sul cranio, cosa molto rara» dice Cermesoni che annuncia anche il proseguimento degli studi sui reperti, manca il test al Carbonio 14. Le analisi sono state svolte all’Università dell’Insubria di Varese e si lavora a una ricostruzione in 3D del volto.
Lo studio sarà presentato a settembre all’Icom, l’International Council of Museums di Kyoto e nel 2020 al meeting di anatomia patologica “Gipaleo”.
«Purtroppo è impossibile stabilire l’età degli individui – dice Barbara Cermesoni – Nella testa, con tutta probabilità maschile, le strutture craniche indicano che l’individuo era decisamente vecchio, mentre la mano è di un giovane, circa 12enne. Più difficile la carta di identità del piede». La datazione, in attesa della verifica al C14 (costo circa mille euro, il museo attende mecenati), è grazie a indizi archeologici.
«Sul piede ci sono tracce di piccole perle di pasta di vetro, appartenevano a una reticella intessuta con funzione apotropaica, per scacciare i demoni, nelle sepolture di alcuni periodi ben precisi. Siamo tra la 26ª e 25ª dinastia. Anche per il cranio tracce di resina nelle narici parlano di una mummificazione tipica dell’età tarda».
Durante la conferenza ci saranno proiezioni di foto e documenti dei test, ma non i resti delle mummie. Il museo è chiuso per lavori anche se aperto alle scolaresche. Veronica Airoldi, sindaco di Erba, dice che «al massimo entro un paio di mesi» il museo riaprirà.

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