Tre punti di domanda al posto dei manifesti multati

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La protesta di un negoziante di via Varesina: «Dove sta andando l’Italia?»

Tre cartelloni rossi con altrettanti punti interrogativi bianchi per chiedere dove stia andando il nostro Paese. «Sì, ho voluto mettere tre grandi punti di domanda per chiedere a tutti dove stiamo andando a finire – spiega Umberto Walder, titolare del negozio di abbigliamento intimo Freeline di via Varesina a Como, che ha ricevuto dalla Ica una sanzione da oltre mille euro – Mi domando se il nostro Paese vuole far chiudere tutti i negozi costringendoli a pagare

sempre di più, tra tasse, imposte, Iva che aumenta e così via».
L’esercente punta il dito contro la Ica. «Sono furibondo – dice – La società incaricata dal Comune di riscuotere le imposte sulla pubblicità mi ha inviato una contravvenzione da mille euro e poco più contestandomi il fatto che nella vetrina e all’esterno mio negozio ho esposto immagini pubblicitarie per una superficie complessiva di 6 metri quadrati nel 2012 e per altrettanti metri quadrati quest’anno. Ma non è così, le dimensioni sono ben diverse».
E Walder elenca le misure dei cartelli e dei manifesti esposti. «Io avevo fuori un cartello da 37 centimetri per 25, un altro da 55 per 30, tre immagini pubblicitarie da 85 per 60 ciascuna e, infine, un ultimo manifesto da 140 per 83 centimetri – puntualizza – Il totale fa 3 metri quadrati, non 6 come invece mi contesta la Ica. Farò senz’altro ricorso contro questa sanzione».
Intanto, per protesta, Walder ha sostituito alcuni di questi manifesti con i punti interrogativi. «Io sono sempre andato in Comune a comunicare i cartelloni che esponevo – conclude – L’ultima volta mi hanno detto che se non si supera la superficie di un metro quadrato non bisogna pagare nulla. Non so se ora le regole sono cambiate, ma in ogni caso quei 6 metri quadrati proprio non mi tornano».

Nella foto:
Due dei tre cartelli con i punti interrogativi esposti per protesta dal commerciante (Fkd)

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