Tre storie locali di mancate risposte

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di Marco Guggiari

In una manciata di giorni che si contano sulle dita di una sola mano, questo giornale ha dato conto di tre storie diverse, tutte però convergenti in un più generale problema che è oggetto di queste righe. Ecco i casi, per così dire, di scuola. Navigazione Laghi (Como, Garda, Maggiore): torna d’attualità l’obiettivo della regionalizzazione, vale a dire della possibilità di gestire più da vicino il servizio di battelli e aliscafi, tenendo conto delle esigenze locali. Un intento giusto che, se accompagnato dal risanamento finanziario, sarebbe la premessa di un auspicabile ampliamento e miglior coordinamento con gli altri servizi di trasporto pubblico (treni e autobus). Peccato che questo stesso proposito sia previsto, giuridicamente e politicamente, da un decreto legislativo del 1997, mai attuato. Secondo caso: Casinò di Campione. Noi tutti ne conosciamo, almeno approssimativamente, i guai che da otto mesi si traducono, tra l’altro, nell’avvenuta chiusura della casa da gioco. Adesso la Corte d’Appello di Milano ha annullato la sentenza di fallimento. Si tratta di una decisione che influisce sulla sorte dei dipendenti licenziati e di quelli del Comune, a sua volta in dissesto, oltre che della popolazione dell’enclave e dei creditori. O, forse, semplicemente, ad onta della valutazione che è solo giuridica, finisce per illudere molti diretti e legittimi interessati, perché la Corte di Cassazione, a cui spetta l’ultima parola, potrebbe pronunciarsi anche tra due anni. Terza situazione, se volete, minore: la Funicolare Como-Brunate ferma dall’11 al 23 marzo per manutenzione straordinaria, proprio in concomitanza con l’arrivo della Primavera. I bus sostitutivi ci sono e l’azienda dei trasporti Atm si scusa. D’altronde, la Funicolare va messa in sicurezza. Sì, ma ci si chiede se non si poteva intervenire prima, d’inverno… Tre evidenze, grandi e piccole, delle cronache di questa settimana. Navigazione, Casinò e Funicolare assurgono a modelli di tempistiche assurde o contraddittorie; di risposte rinviate nel tempo, mai pervenute; di disservizi evitabili; di soluzioni in parte possibili, a portata di mano, ma non attuate. Tre storie di mancate sincronizzazioni sull’orologio della storia delle persone e sul quadrante del buon senso pratico. Verdetti formali in contrasto con la realtà di fatto, com’è venuta a delinearsi, o com’è rimasta in sospeso con inevitabili sensazioni frustrazione. Storie di diritti o, quanto meno, di vantaggi negati nella sostanza; di inefficienze risolvibili e rimaste irrisolte; di servizi migliorabili e restati al palo; di opportunità mancate. Vicende che, ancora una volta, ci fanno dire a malincuore, un po’ disarmati e un po’ rassegnati, che c’è qualcosa fuori posto in questo benedetto Bel Paese.

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