Tredici coltellate alla moglie: condannato

Jemaldine Abdelkarim, 42 anni, ha rimediato 4 anni per tentato omicidio. La drammatica scena avvenne di fronte ai bambini
A scatenare la lite fu la decisione di affidare i figli piccoli ai servizi sociali
Aggredì la moglie colpendola con 13 coltellate. Con l’accusa di tentato omicidio, un marocchino residente a Lurate Caccivio in via Olgiate, Jemaldine Abdelkarim, 42 anni, è stato condannato ieri mattina a quattro anni di reclusione dal giudice dell’udienza preliminare di Como, Maria Luisa Lo Gatto. Il pubblico ministero, Ersilio Capone, aveva invece invocato una pena più severa, sei anni, mentre la difesa – avvocato Arianna Liberatore – aveva chiesto di derubricare il capo di imputazione da tentato omicidio a lesioni gravissime. Alla fine, dopo circa un’ora di camera di consiglio, il gup ha mantenuto l’accusa di tentato omicidio, abbassando però la pena al minimo di 4 anni compreso lo sconto di un terzo per il rito scelto, l’abbreviato. La vicenda finita ieri in aula risale al 4 marzo del 2011, quando alle 18, al termine dell’ennesima lite – pare legata all’affido dei due figli piccoli della coppia ai servizi sociali – il marito impugnò il taglierino e colpi la moglie (43 anni) con più fendenti. Colpi al volto, alla gola e all’addome, che causarono uno sfregio permanente del viso della donna che finì ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Sant’Anna. La prognosi fu poi quantificata in 40 giorni. Il dramma nel dramma riguardò i figli della coppia, un bambino e una bambina rispettivamente di 10 e 9 anni, entrambi in casa al momento del violento litigio di papà e mamma poi culminato con l’accoltellamento.
A chiamare i soccorsi fu invece una vicina di casa, allarmata dalle urla provenienti dall’appartamento di via Olgiate. All’arrivo dei carabinieri, il marito fu trovato in casa al fianco della moglie con ancora in pugno il taglierino insanguinato. Per mesi l’uomo scelse il silenzio, senza spiegare i motivi del suo gesto, che ora sembrano ricondurre alla notizia appresa il giorno stesso dell’aggressione, che presto i figli e la moglie sarebbero stati affidati a una comunità protetta.
Il marito, che ieri era presente in aula (assente la consorte, che si è comunque costituita parte civile) dalla sera di marzo del 2011 in cui avvenne l’aggressione è rinchiuso in una cella del carcere del Bassone.

Mauro Peverelli

Nella foto:
La casa di Lurate Caccivio dove il marito aggredì la moglie nel marzo del 2011

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