Tremonti: «Nessuna trattativa con la Svizzera»

Niente accordo in vista per le questioni black list e doppia imposizione fiscale
Non si sblocca la trattativa su black list e ristorni fiscali dei frontalieri.
Il ministero dell’Economia non sembra infatti intenzionato a riaprire in fretta il negoziato con la Svizzera sulla doppia imposizione. La possibilità che l’Italia possa sedersi al tavolo della trattativa si fa anzi più difficile.
La doccia fredda sulle aspettative elvetiche (e ticinesi) è giunta ieri direttamente da Montecitorio, dove il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha risposto

a un’interpellanza di alcuni deputati del Pd ribadendo la sostanziale posizione di chiusura assunta fino a questo momento da Giulio Tremonti.
Nella loro interpellanza, i parlamentari democratici avevano insistito sul raggiungimento rapido di un accordo «utile per migliorare lo stato dei rapporti fra Svizzera e Italia, deteriorati dalle inutili prove “muscolari” del governo italiano».
Il riferimento è alla politica dello scudo fiscale, volta a far rientrare i capitali italiani illegalmente esportati nei forzieri confederati e all’inserimento della Svizzera nella black list dei paradisi fiscali. Decisione, quest’ultima, che penalizza enormemente le imprese rossocrociate intenzionate a lavorare in Italia.
La proposta avanzata dai deputati Pd al ministro Tremonti è la sottoscrizione di «un accordo con la Svizzera sulla falsariga di quelli firmati da Germania e Gran Bretagna». Accordi che prevedono la tassazione dei capitali esteri conservati nelle banche elvetiche.
La risposta data ieri a Montecitorio è stata categorica. Una chiusura netta. «Il ministero dell’Economia e delle Finanze – ha detto Elio Vito leggendo quanto preparato da via XX Settembre – comunica che il Dipartimento delle Finanze ha osservato come tali accordi appaiano in controtendenza rispetto allo scenario dell’ultimo decennio di discussioni avute in ambito internazionale e finalizzate ad affermare i principi della trasparenza e dello scambio di informazioni tra gli Stati, quali strumenti di contrasto dell’evasione fiscale». Secondo Tremonti, in sostanza, le intese siglate dalla Svizzera con Germania e Gran Bretagna possono (forse) essere vantaggiose sul piano del ritorno fiscale, ma non risolvono i problemi legati al blindatissimo segreto bancario che protegge chi ha scelto di depositare i propri soldi nella Confederazione Elvetica.
Nessun concordato, né alcuna trattativa. Non adesso e non sulla base degli esempi anglo-tedeschi. Il punto è quale possa essere il risultato di questa nuova chiusura frontale.
Com’è noto, il Canton Ticino, lo scorso 30 giugno, aveva congelato metà dei ristorni derivanti dalle imposte dei frontalieri e destinate ai Comuni italiani della fascia di confine. Il Consiglio di Stato di Bellinzona ha subordinato lo sblocco di questi fondi alla ripresa delle trattative tra Italia e Svizzera.
La nuova, dura presa di posizione di Tremonti non aiuterà certamente. E i tempi lunghi finiranno per incidere negativamente soprattutto sulle già esangui “tasche” dei Comuni comaschi.

Dario Campione

Nella foto:
I rapporti tra Italia e Svizzera sono nuovamente a un punto fermo (foto Mv)

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