Treni fra Italia e Svizzera, c’è l’accordo. I disagi sono limitati a questa settimana

Treno Tilo alla stazione Centrale Milano

Sono stati «confermati i collegamenti ferroviari tra Italia e Svizzera». Questo l’incipit della nota del Ministero dei Trasporti italiano dopo il colloquio di ieri mattina tra la ministra, Paola De Micheli, e la presidente della Confederazione elvetica, Simonetta Sommaruga.
Il problema sul tavolo era esploso l’8 dicembre. La Svizzera da oggi non garantisce più il trasporto ferroviario da e per l’Italia. Il motivo? Difficoltà nell’adempiere ai protocolli inseriti nel nuovo Dpcm Conte, ovvero misurazione della temperatura a tutti i passeggeri e pure la richiesta di tampone negativo a chi viene da un Paese estero.
«Nel corso della telefonata c’è stata ampia convergenza sulla necessità di assicurare la continuità del trasporto passeggeri tra i due Paesi – si legge nella nota – Al colloquio è seguita una riunione tecnica in videoconferenza, alla quale hanno partecipato, oltre al Mit, i rappresentanti del Ministero dell’Interno, delle società ferroviarie italiane ed elvetiche. Durante la riunione sono state approfondite e individuate le soluzioni organizzative per assicurare il rispetto delle misure anti-covid e la continuità del servizio di trasporto che nei prossimi giorni tornerà gradualmente alla normalità».
Le modalità operative verranno definite in un decreto interministeriale. Intanto le ferrovie elvetiche riprogrammeranno il servizio regionale, quello indispensabile per i frontalieri, che tornerà regolare entro il fine settimana, con 171 collegamenti tra Ticino e Lombardia, effettuati da Tilo (società partecipata al 50% Trenord-Ffs). In particolare: verso Como-Milano da domani i pendolari frontalieri potranno cambiare treno nella stazione di Chiasso, dove si attestano le corse italiane e svizzere. Verso Varese, invece, si dovrà attendere la riattivazione del servizio da parte delle ferrovie elvetiche. Disagi insomma limitati a oggi e domani.
Anche ieri la politica aveva fatto sentire ad ogni modo la sua voce, con i parlamentari del Pd, più vicini alla ministra De Micheli, impegnati a tranquillizzare gli animi. «Il Ministero delle Infrastrutture è impegnato a risolvere la questione» aveva assicurato già nella tarda mattinata la deputata comasca del Pd Chiara Braga. «È stata raggiunta un’intesa che prevede che i treni continueranno a viaggiare per chi si muove per lavoro», ha assicurato nel tardo pomeriggio il senatore Dem Alessandro Alfieri a Espansione Tv. «Per i frontalieri sarà sufficiente esibire il permesso di lavoro o un’autocertificazione come quella già in uso per muoversi in Italia – assicura Alfieri – Questo sarà sancito anche da un decreto interministeriale di Salute, Infrastrutture e Interno, un documento che si sta finalizzando e che sarà chiuso in tempi brevi».
Sull’argomento si sono naturalmente mossi pure i sindacati che difendono i frontalieri. Giuseppe Augurusa responsabile nazionale Cgil Frontalieri, ha denunciato «l’assenza di coordinamento» e espresso «perplessità nella gestione della pandemia da parte dei Cantoni di confine che, pur in presenza di un tasso di contagio tra i più alti al mondo, per ragioni squisitamente economiche».
Dario Balotta, già segretario lombardo della Fit-Cisl e ora presidente dell’Osservatorio nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti (Onlit) evidenzia come «i disagi saranno anche estesi ai pendolari non transfrontalieri sulle tratte italiane verso Milano, Varese e Gallarate».
Paolo Annoni

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