Trenta coltellate alla madre, lei lo perdona: «È mio figlio, lo amo»

tribinale como palazzo di giustizia

«Mio figlio è un bravo ragazzo. Mi ha aggredito, ma quel giorno era come telecomandato. Non ho mai perso la fiducia in lui, è mio figlio, e lo amo». La madre di Julian Volskaia, 32 anni, originario di San Pietroburgo, ha atteso fuori dall’aula la decisione del giudice Francesco Angiolini. I due, dopo i fatti dello scorso 9 maggio, si sono riavvicinati. La donna, una 58enne anche lei di origine russa, subì ben trenta coltellate dal figlio. Non si è costituita parte civile nel processo con il rito Abbreviato. Il pm, Antonio Nalesso, aveva chiesto 12 anni di reclusione, compreso lo sconto per il rito. Alla fine il giudice ha optato per 10 anni. Il fatto avvenne a Musso. I carabinieri della compagnia di Menaggio, raggiunsero il figlio ancora sporco di sangue in un bar poco distante. L’aggressore non si era premurato di nascondere il coltello: l’aveva lasciato in un bicchiere in casa, era salito in sella a una bicicletta ed era andato in paese. Qui l’avevano trovato e arrestato. «Quella sera il mio assistito era ubriaco – ha detto l’avvocato dell’imputato, Roberto Rizzo del foro di Milano – La madre aveva litigato, per rimproverarlo perché era sempre alterato dall’alcol, e lui aveva perso la ragione». «Perse il controllo – ha confermato la madre, accanto all’avvocato del figlio – Era un altro. Ma è mio figlio e lo amo». In un primo momento si pensava che l’aggressore si chiamasse Petru e fosse un rumeno. Questo, almeno, era stato trovato scritto sui documenti rinvenuti dai carabinieri nel luogo dell’aggressione. Poi la madre, con un filo di voce mentre era ricoverata in gravi condizioni a Gravedona, aveva svelato il segreto: «È stato mio figlio».

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