Trenta nuovi profughi ospitati in provincia di Como

Trenta profughi, negli ultimi giorni, sono arrivati in provincia di Como. Diciotto solo nella giornata di mercoledì. E sono stati sistemati nelle strutture della Caritas o di altre cooperative sociali nei comuni di Cavallasca, Ronago e San Fermo della Battaglia. L’alta tensione in Libia e l’intensificarsi degli sbarchi sulle coste italiane di centina di persone in fuga hanno inevitabilmente riacceso i riflettori sulle operazioni umanitarie di accoglienza da predisporre nelle strutture apposite.
«La situazione attualmente è sotto controllo. Non attendiamo un’invasione di profughi nel nostro territorio. Ne arriveranno presumibilmente in quantità in linea con il passato», ha dichiarato il prefetto di Como, Bruno Corda.
Duro, invece, l’intervento di Nicola Molteni, deputato della Lega Nord. «L’invasione non ha fine, un’altra trentina di clandestini sono stati portati, nel silenzio e senza alcun annuncio, in alcuni comuni del Comasco». L’onorevole annuncia manifestazioni di protesta in piazza.
Nel frattempo il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Marco Butti, ha depositato una mozione urgente con oggetto la destinazione futura degli stabili di via Tibaldi a Tavernola e di via Ferabosco a Sagnino. «Nel corso degli ultimi decenni questi quartieri hanno dato un grande contributo in termini di accoglienza dei cittadini stranieri con i due centri nelle vie Ferabosco e Tibaldi. Le strutture, oggi in stato di abbandono, hanno subito danni ingenti e nei quartieri ci sono stati problemi di convivenza con gli stranieri – spiega Butti – La struttura di via Ferabosco è inserita in un contesto dignitoso con parcheggio, parco ed è vicina ai mezzi pubblici. Dovrebbe essere oggetto di un radicale intervento di riqualificazione per poter poi venire concessa ad associazioni caratterizzate da scopi sociali come la prevenzione del disagio giovanile, l’educazione giovanile, la pratica sportiva, il sostegno ai disabili».
La struttura di via Tibaldi, invece, «non deve essere riaperta come centro d’accoglienza, ma al contrario va mantenuto il suo scopo sociale con servizi rivolti alla cittadinanza, anche attraverso la collaborazione con altri enti (Provincia, Regione e Comuni del Basso Lario)», conclude Butti, che rinforza la mozione con 700 firme raccolte tra i cittadini.

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