Trent’anni di reati: gli sequestrano case e soldi. Viveva di «proventi derivanti da attività delittuose»

Questura di Como (viale Roosevelt), nuova targa e nuova insegna con la scritta “Polizia”. Polizia di Stato.

Viveva – per usare le parole del Tribunale di Milano, sezione autonoma delle misure di prevenzione – di «proventi derivanti da attività delittuose», iniziate nel febbraio 1990 e concluse nell’aprile del 2018. Quasi 30 anni di problemi con la giustizia, in procure di mezzo nord Italia, da Lecco a Cremona, da Sirmione a Monza, da Brescia a, ovviamente, Como dove risiede. Inoltre, sempre per il tribunale. è ancora oggi «socialmente pericoloso» e dichiara redditi «insufficienti» per quello che è il suo tenore di vita. Eppure disponeva di più appartamenti a Merone e di una villa a Inverigo. Insomma, questa lunga premessa è servita alla Polizia di Stato per chiedere e ottenere al Tribunale una misura di prevenzione patrimoniale eseguita nelle scorse ore. Il tutto a seguito di accurate indagini patrimoniali svolte dalla Divisione Anticrimine.

Era stato il Questore di Como, Giuseppe De Angelis, a proporre un sequestro di beni riconducibili alle attività illecite dell’uomo, 67 anni, noto alla cronaca giudiziaria per le numerose truffe di cui è stato attore nel corso dei decenni, ma anche per reati come ricettazione, tentata estorsione, rapina di valori, concussione (dove si finse anche un finanziere facendosi pagare per non fare indagini) e altro. Problemi con la giustizia che avevano toccato anche la Svizzera, con l’appropriazione di 90 mila euro da una ditta di Lugano. Insomma, la proposta di sequestro è stata accolta dal Tribunale ed è stata eseguita nella giornata di martedì. L’indagine ha impegnato gli investigatori per 18 mesi, in cui e stato ricostruito il percorso del 67enne specializzato soprattutto in truffe e articolati raggiri: costituiva società, conquistava la fiducia dei responsabili alle vendite delle diverse aziende cui inviava ordini di prodotti, riconducibili ai più disparati ambiti (dalla cancelleria, al vino, ai macchinari per cantiere) poi non pagava e rivendeva la merce che si era fatto consegnare.

Le indagini patrimoniali svolte dalla Divisione Anticrimine hanno consentito di sequestrare beni per un valore superiore a 500.000 euro, del tutto ingiustificati rispetto alle capacità reddituali dell’interessato e del suo nucleo familiare. In particolare sono stati sequestrati due appartamenti a Merone, una villa singola a Inverigo, ma anche una autorimessa sempre a Inverigo e, sui conti correnti, ogni eccedenza dalla somma di 2.000 euro.
Gli immobili sequestrati sono stati affidati a un curatore nominato dal Tribunale.

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