«Tribunale di Milano, si entrava anche con le tessere del supermercato». Il racconto di un avvocato comasco

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Adesso al palazzo di giustizia di Milano è arrivato l’esercito. Ora una camionetta vigila sugli ingressi del Tribunale. Un giro ripetuto più volte attorno ai varchi di accesso alla struttura da cui giovedì è passato Claudio Giardiello, munito di un finto tesserino spacciato per quello da avvocato. Con questo banale stratagemma il killer avrebbe raggirato il servizio di controllo entrando armato di pistola per poi portare a termine la strage di avvocati, testimoni e giudici.
Eppure che la sicurezza presentasse falle – ora al centro dell’attenzione – lo sapevano un po’ tutti. Un esempio arriva proprio dal racconto di un legale comasco, Ivana Anomali, che nei giorni precedenti l’accaduto ha vissuto una storia del tutto particolare che però ben spiega come fosse possibile entrare al palazzo di giustizia di Milano senza eccessivi problemi. «Mi sono presentata all’ingresso di via Freguglia – dice l’avvocato – Arrivavo dalla metropolitana e avevo un po’ di biglietti nelle tasche, tra cui la tessera di avvocato». L’ingresso di via Freguglia non è quello da cui sarebbe entrato Giardiello, ovvero quello di via Manara dedicato solo ad avvocati e magistrati e senza metal detector. «In via Freguglia i metal detector ci sono e funzionano, ma c’è comunque un varco “libero” per gli avvocati. Mi sono avvicinata, ho mostrato il tesserino e sono passata. Dovevo andare ad un interrogatorio e sono salita nella stanza dove ero attesa. Qui, al cancelliere, ho mostrato lo stesso tesserino dell’ingresso che avevo ancora in mano. Il cancelliere mi ha guardato e ha sorriso: “Avvocato, anche io vado allo stesso supermercato, ora però mi faccia vedere il suo vero tesserino”». Solo allora il legale si è accorto di essere entrato liberamente, mostrando un documento non regolare, ovvero la tessera del supermercato. «Ho fatto una figuraccia e la sto facendo anche ora nel raccontarvelo, però mi sono posta il problema di come fosse stato del tutto naturale entrare senza che nessuno dicesse nulla». E ovviamente senza passare sotto il metal detector, nonostante ci fosse in via Freguglia. Un po’ quello che sarebbe riuscito a fare il killer nel suo piano criminale andato a buon fine. Anche se la vera domanda, più che su come abbia fatto ad entrare, è su come abbia poi fatto ad uscire dopo diversi minuti (non tantissimi, pare) ma indisturbato.
Per le vittime del palazzo di giustizia di Milano – tra cui Giorgio Erba di Lurago d’Erba, con il giudice Fernando Ciampi e l’avvocato Lorenzo Claris Appiani – il governo ha annunciato che verranno celebrati funerali di Stato. Ieri intanto a Monza è stato convalidato l’arresto del killer che è svenuto al momento dell’interrogatorio di convalida. L’assassino verrà sentito domani. Il giudice delle indagini preliminari ha intanto chiesto una perizia psichiatrica sulla mente.
M.Pv.

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