Tributo a don Malgesini: la medaglia di Mattarella

Don Roberto Malgesini

Il prefetto di Sondrio Salvatore Rosario Pasquariello e quello di Como, Andrea Polichetti, hanno consegnato la medaglia d’oro al Merito Civile concessa dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 7 ottobre 2020, su proposta del ministro dell’Interno, alla memoria di don Roberto Malgesini, scomparso tragicamente a Como lo scorso 15 settembre. La medaglia è stata affidata alla madre di don Roberto, Ida Monti, nel corso di un breve incontro che si è svolto in Prefettura di Sondrio.
Nella motivazione riportata nell’attestato di conferimento della medaglia si legge: «Con generosa e instancabile abnegazione si è sempre prodigato, quale autentico interprete dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragilità, offrendo amorevole accoglienza e incessante sostegno».
La spiegazione aggiunge: «Mentre era intento a portare gli aiuti quotidiani ai bisognosi, veniva brutalmente e proditoriamente colpito con numerosi fendenti, fino a perdere tragicamente la vita, da un uomo al quale aveva sempre dato piena assistenza e pieno sostentamento. Luminoso esempio di uno straordinario messaggio di fratellanza e di un eccezionale impegno cristiano al servizio della Chiesa e della società civile, spinti fino all’estremo sacrificio».
Oltre alla madre erano presenti Caterina, sorella del sacerdote, il vescovo di Como Oscar Cantoni, il sindaco di Cosio Valtellino Alan Vaninetti e l’arciprete di Sondrio, don Christian Bricola.
A metà ottobre, invece, i genitori di Don Roberto Malgesini erano stati ricevuti da Papa Francesco. Il pontefice aveva poi ricordato la sua figura il 15 novembre, in occasione della quarta Giornata dei Poveri, «Vorrei ringraziare tanti servi fedeli di Dio, che non fanno parlare di sé, ma vivono così, servendo. Penso, ad esempio, a don Roberto Malgesini – aveva detto il Papa – Questo prete non faceva teorie; semplicemente, vedeva Gesù nel povero e il senso della vita nel servire. Asciugava lacrime con mitezza, in nome di Dio che consola».
«L’inizio della sua giornata era la preghiera, per accogliere il dono di Dio – aveva aggiunto il Pontefice – il centro della giornata la carità, per far fruttare l’amore ricevuto; il finale, una limpida testimonianza del Vangelo. Quest’uomo aveva compreso che doveva tendere la sua mano ai tanti poveri che quotidianamente incontrava, perché in ognuno di loro vedeva Gesù».

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