Tributo a Tarcisio Burgnich, un grande anche nella storia del Como

Como 1983-1984

Lutto nel calcio e per il Como. A 82 anni – compiuti lo scorso 25 aprile – è scomparso dopo una lunga malattia Tarcisio Burgnich. La notizia è arrivata nella notte di ieri dalla Versilia, dove viveva da anni. Da giocatore è stato uno tra i più forti difensori della storia del football italiano. Fece parte della grande Inter e fu protagonista ai Mondiali del 1970 in Messico, segnando una storica rete nella mitica partita Italia-Germania 4-3.

Con i nerazzurri in dodici stagioni conquistò quattro scudetti due Coppa Campioni e altrettante Intercontinentali. Con l’Italia, al di là della Coppa del Mondo del 1970 – nella finale persa per 4-1 con il Brasile gli toccò l’ingrato compito di marcare Pelè – si ricorda la vittoria agli Europei del 1968 a Roma.
Da giocatore, oltre che con l’Inter, militò con Udinese, Palermo, Juventus e Napoli.

Originario di Ruda, in Friuli, Burgnich da allenatore è stato molto legato al Como, che ha guidato per ben tre volte. La prima tra 1982 e 1984, si concluse con la promozione in A, ottenuta con Atalanta e Cremonese. Era la squadra – nella foto – in cui giocavano, tra gli altri, Massimo Albiero, Mauro Gibellini, Pasquale Bruno, Luca Fusi, Giuliano Giuliani, Moreno Mannini, Gianfranco Matteoli, Antonio Tempestilli e gli all’epoca promettenti giovani Egidio Notaristefano, Stefano Borgonovo e Stefano Maccoppi. Dopo quell’exploit la separazione e il trasferimento al Genoa.

L’anno prima aveva sfiorato il salto alla massima serie, con gli azzurri usciti perdenti dallo spareggio a tre allo stadio Olimpico di Roma con Cremonese e Catania, vinto dalla formazione siciliana.

Nel torneo 1987-1988, in A, chiamato al capezzale della squadra ,salvò gli azzurri da una quasi certa retrocessione dopo una pessima partenza con Aldo Agroppi alla guida degli azzurri. Un risultato ottenuto all’ultima giornata, con il pari del Sinigaglia contro il Milan, che contemporaneamente regalò lo scudetto ai rossoneri di Arrigo Sacchi, un 1-1 entrato nella storia, Al termine Burgnich si sarebbe aspettato una conferma, ma la società decise di chiamare Rino Marchesi – che tanto bene sul Lario aveva fatto nel 1986 – reduce all’esperienza alla Juventus. Ma non era più lo stesso Marchesi, e infatti il torneo terminò con la retrocessione in B; inutile anche la sostituzione del mister con il suo secondo, Angelo Pereni.

Ma i rapporti erano rimati buoni: il tecnico friulano accettò di allenare di nuovo il Como in C, nel campionato 1992-1993, quando subentrò ad Andrea Valdinoci e portò la compagine – in una situazione traballante di classifica – a una salvezza tranquilla.

Lungo l’elenco delle compagini che ha guidato, oltre al Como: Livorno, Catanzaro, Bologna, Genoa, Lanerossi Vicenza, Cremonese, Salernitana, Foggia, Lucchese, Ternana e Pescara. In Abruzzo la sua ultima esperienza da tecnico, nel torneo 2000-2001.

Una curiosità: al Bologna fece esordire in prima squadra Roberto Mancini – attuale commissario tecnico della Nazionale – che proprio al Sinigaglia (era il 4 ottobre del 1981) segnò la rete del definitivo 2-2 nel match tra lariani ed emiliani. Nato il 17 novembre del 1964, Mancini quel giorno non aveva ancora compiuto 17 anni, eppure l’allenatore del Bologna aveva deciso di dare fiducia maggiore a quel ragazzino. Vedendoci giusto, evidentemente.

«Una persona speciale, un esempio per tutti noi». Con queste parole l’ex azzurro Stefano Maccoppi ha voluto ricordare Burgnich. Ieri le attestazioni di cordoglio sono arrivate da tutto il mondo del calcio, a partire da Federazione, Inter e Calcio Como.

Chi lo aveva conosciuto sul Lario lo ricorda, oltre che per la sua dirittura morale, per come tenesse al rispetto delle regole. C’è chi è stato costretto ad affrontare trasferte con la propria auto perché la partenza del pullman era magari fissata alle 15; e alle 15 e un minuto si è visto chiudere la porta del bus davanti agli occhi.

Nelle interviste al Corriere di Como Burgnich ha sempre ricordato volentieri la sua esperienza sul Lario:
«Se penso a Como – aveva detto Burgnich – Mi vengono in mente soltanto ricordi bellissimi. Il primo è la promozione in serie A della stagione 1983-1984. La società all’epoca era una famiglia, con il presidente Benito Gattei e il direttore sportivo Alessandro Vitali. E poi c’era un bel gruppo di giocatori». Non aveva anche nascosto il dispiacere sulla mancata conferma del 1988. «Tutto sembrava portare a quella decisione. Mi ricordo che eravamo stati ricevuti in Municipio e anche il sindaco l’aveva chiesta. Poi la società fece altre scelte».
Non era mancata anche qualche intervista sulla celeberrima Italia-Germania: «Per me rimane una partita normale, anche se mi rendo conto che per molti rimane una gara leggendaria. Tutti si ricordano l’ultima parte, i tempi supplementari. Io posso dire che fu vero sport: perché erano caduti schemi e tattiche. Si pensava a giocare e basta, con lo stesso spirito in cui si disputano le sfide tra scapoli e ammogliati».

Tarcisio Burgnich
Tarcisio Burgnich al Como

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