Tributo al “Giusto” Giorgio Perlasca a 29 anni dalla sua scomparsa

Giorgio Perlasca negli Stati Uniti

Lo scorso 15 agosto è stato il 29° anniversario della scomparsa di Giorgio Perlasca, il “Giusto delle Nazioni” che salvò – nell’inverno tra il 1944 e il 1945 nella Budapest occupata dai nazisti – migliaia di ebrei ungheresi dalle deportazioni fingendosi console spagnolo, lui che non era né console né spagnolo, e che si trovava in terra magiara per ragioni di lavoro. Lo fece firmando una serie di salvacondotti (falsi) e collocando queste persone nelle “case protette”
Una storia rimasta nascosta a lungo – lo stesso Perlasca non ne aveva parlato – e riemersa soltanto in tempi recenti (si parla del 1990), quando, con la caduta delle cortina di ferro, i superstiti ungheresi sono venuti in Italia a cercare la persona a cui dovevano la vita. Cercavano “Jorge”, ma trovarono “Giorgio”. Italiano e non spagnolo.
A Perlasca – che era nato a Como, il 31 gennaio del 1910, in via Ferrari – sono stati tributati numerosi importanti riconoscimenti: dalla “Stella d’Oro” ungherese alla nomina di “Giusto delle Nazioni” in Israele; senza dimenticare l’albero a lui intitolato lungo il viale dei Giusti a Gerusalemme. Nel 2018 l’allora primo ministro d’Israele, Benjamin Netanyahu, ha inaugurato al ministero degli Esteri un monumento dedicato a 36 diplomatici, Perlasca compreso, che nella Seconda guerra mondiale salvarono gli ebrei dallo sterminio. Tra i libri che possono essere letti per un approfondimento, “La banalità del bene” di Enrico Deaglio, “L’impostore”, il diario dello stesso Perlasca o il più recente, per ragazzi, “Un Giusto tra le Nazioni”, di Luca Cognolato e Silvia Del Francia.
Non sono mancati – sulla Rai – anche una fiction, “Giorgio Perlasca-Un eroe italiano”, con il comasco interpretato da Luca Zingaretti, con musiche di Ennio Morricone e un docufilm (“Un diplomatico impostore”) con una serie di testimonianze, con produttore esecutivo Massimiliano Boscariol e regia di Fabio Di Nicola.
All’eroe italiano un po’ ovunque sono state dedicate scuole, vie, piazze, tranne che a Como, proprio la sua città. Un cippo lo ricorda comunque ai Giardini a lago. A Padova, la città in cui si trasferì da piccolo e in cui visse, vi sono un suo busto nei giardini a fianco della Cappella degli Scrovegni e una targa nel palazzo municipale.
Il figlio Franco e la nuora Luciana in questi anni hanno girato l’Italia e il mondo per ricordare la figura del loro congiunto, con incontri che hanno sempre registrato altissima partecipazione.
A Budapest il ricordo di Perlasca è sempre vivo: targhe lo rammentano nella Sinagoga e su una casa dove faceva rifugiare gli ebrei, al numero 25 di Parco Santo Stefano. Gli è stata inoltre dedicata una scuola alberghiera.
Un suo busto è davanti all’Istituto di Cultura, che Perlasca frequentava; per anni una misteriosa e silenziosa donna vi lasciava delle rose. Ma – nel rispetto della sua discrezione – nessuno le ha mai chiesto il perché. E, fatto curioso, proprio nelle abitazioni dove Giorgio Perlasca metteva in salvo gli ebrei e nei dintorni, stanno andando ad abitare i discendenti delle persone che al comasco devono la vita.
Nella capitale ungherese si possono trovare la prima casa dove visse a Budapest dopo aver abitato in pensioni, come pure l’Albergo Astoria, che ospitava al sesto piano gli uffici della Saib, la ditta per cui Perlasca lavorava.
Il comasco, infatti, commerciava carni dall’Est Europa in Italia, frequentava abitualmente i diplomatici e anni prima aveva combattuto nella Guerra Civile di Spagna come volontario. Per questo motivo aveva con sé una lettera che gli garantiva l’assistenza dell’ambasciata iberica. La sua frequentazione della sede di Budapest – a cui aveva fatto riferimento nelle non semplici fasi della Seconda Guerra Mondiale – si trasformò in una collaborazione.
Poi, quando il titolare Ángel Sanz Briz si allontanò, Perlasca, mentendo, si accreditò presso le istituzioni ungheresi come nuovo responsabile diplomatico. In questo modo, come detto, iniziò a firmare le lettere di protezione a tutti gli ebrei che chiedevano un aiuto in una città sotto il giogo dei nazisti, che stavano procedendo con le deportazioni nei campi di concentramento.
La sede dell’Ambasciata di Spagna, in Eotvos Utca 11, è sempre la stessa. Da qui, un giorno, Perlasca partì per intimare al ministro dell’Interno ungherese Gabor Vajna di fermare il programmato incendio e e sterminio nel ghetto di Budapest con 60mila ebrei al suo interno, minacciando ritorsione sui cittadini magiari in Spagna (sostenendo che fossero 3mila, anche se in realtà si trattava di poche decine).
Proprio con la collaborazione del nostro giornale – che anni fa dedicò all’illustre concittadino un reportage dall’Ungheria – la Fondazione Perlasca ha pubblicato sul suo sito una guida di Budapest con i luoghi della vicenda entrata nella storia. Per chi volesse conoscere meglio ogni aspetto, il sito Internet ufficiale, curato direttamente dai familiari, è www.giorgioperlasca.it.

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