Triplice aggressione in pochi minuti: scarcerato

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Donne nel mirino la sera del 30 gennaio a Como
Le impronte digitali non corrispondono a quelle del 27enne arrestato

Era stato riconosciuto da tutte e tre le vittime.
Non solo: sul sopracciglio dell’occhio destro portava un piercing come appunto raccontato dalle donne rapinate. Eppure, fin dal primo momento il 27enne di Tavernerio – assistito dall’avvocato Giuseppe Catania – si era difeso con forza dicendo di non essere lui l’autore delle tre aggressioni andate in scena in appena mezz’ora (tra le 18.30 e le 19) del 30 gennaio. E le impronte digitali rilevate sulla cassa della lavanderia di via Borsieri

(che aveva sollevato e poi scaraventato a terra) gli hanno dato ragione: non combaciano con le sue.
Per questo motivo, il giudice delle indagini preliminari di Como, Maria Luisa Lo Gatto, ha emesso ieri una ordinanza di revoca della misura cautelare in carcere che era stata disposta nell’imminenza dell’arresto. Provvedimento maturato in seguito alla richiesta del pubblico ministero Simona De Salvo. I fatti fanno riferimento ai tre assalti ai danni di donne andati in scena nella serata del 30 gennaio. Nel primo caso, fu presa di mira una insegnante del Caio Plinio appena scesa dall’auto per recarsi agli scrutini. Avvicinata in via Italia Libera fu bloccata, rapinata delle chiavi della vettura e dei soldi che aveva nel portafogli e palpeggiata, riportando anche un trauma cranico (7 giorni di prognosi). Un quarto d’ora più tardi, il rapinatore entrò in azione in via Borsieri con una irruzione in una lavanderia in cui era presente solo la titolare, una donna di 74 anni. Il malvivente afferrò la donna alle spalle, la buttò a terra e la colpì ripetutamente alla schiena e alle gambe. E proprio in questo frangente la cassa da cui sono state rilevate le impronte – che non si apriva – fu sollevata per aria e scagliata a terra. La terza vittima fu una 52enne di Como, colpita attorno alle 19. La donna aveva appena prelevato al Bancomat di via Maurizio Monti e stava ripartendo a bordo della sua Smart ma mentre metteva in moto fu raggiunta dal malvivente che salì con la forza sull’auto. La vittima suonò ripetutamente il clacson richiamando l’attenzione di un passante che intervenne.
Il 27enne fu arrestato solo poche ore dopo e riconosciuto dalle vittime. Lui tuttavia disse al giudice che in quelle ore si trovava in piazza Gobetti a Como, con più testimoni pronti a confermarlo. E le impronte digitali sulla cassa hanno dimostrato che in effetti non era lui in azione nella lavanderia di via Borsieri, da qui l’immediata scarcerazione. Le indagini tuttavia sono proseguite e una nuova svolta non sarebbe lontana.

Nella foto:
L’esterno del Caio Plinio dove andò in scena la prima aggressione

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