TROPPA INDIFFERENZA. QUALCUNO DICA BASTA

di DARIO CAMPIONE

È ORA DI SMETTERLA
In questi giorni di appendice della campagna elettorale si fa un gran parlare di moderati ed estremisti.
Etichette multicolori, variopinte. Buone per tutte, o quasi, le stagioni. Il punto è capire chi siano i moderati e chi, invece, gli estremisti.
Usciamo dalla ribalta nazionale e proiettiamoci dentro la sala grande di Palazzo Cernezzi. Giovedì sera di fine primavera.
Il consiglio comunale discute di rifiuti. Il consigliere di Rifondazione Comunista, Donato Supino, attacca duramente

l’assessore Diego Peverelli, leghista con un passato di militante del Pci.
Lo accusa di non essere stato capace di concludere l’appalto per la raccolta differenziata. Una storia nota, nulla di nuovo.
Ma succede il finimondo. Peverelli non accetta le critiche. Urla, sbraita. E rinfaccia a Supino di essere meridionale. Lo invita a tornarsene a casa, a Benevento. Parole inqualificabili. Razziste. Indegne.
Trascorrono altri minuti. L’atmosfera si elettrizza. Il consigliere Alessandro Rapinese prosegue nello show iniziato ormai da settimane. A un certo punto raccoglie le sue cose e decide di andarsene. Platealmente. Non prima di aver insultato pesantemente l’intero consiglio. La parola più gentile pronunciata da Rapinese è: «Barboni».
Estremisti e moderati. Come definire Peverelli e Rapinese? Ciascuno giudichi da sé. Una cosa appare chiara. Le ultime performance di questi due rappresentanti del popolo hanno fatto letteralmente precipitare la credibilità e il prestigio di un’intera istituzione. Il consiglio comunale e la giunta si sarebbero dovuti ribellare a questo scempio. Non soltanto con le parole.
I consiglieri comunali e gli assessori si sarebbero dovuti alzare dai propri banchi e lasciare soli Peverelli e Rapinese.
In un prezioso libro appena dato alle stampe da Chiarelettere, Massimo Ottolenghi parla dell’indifferenza verso le regole e di ciò che essa comporta. «L’indifferenza – dice – poteva essere imposta un tempo dalla prudenza, spesso necessaria per sopravvivere. Adesso, invece, è frutto di mera apatia, di miopia, di egoismi stolti». L’indifferenza «sgretola la democrazia». Le intemperanze verbali di Peverelli e Rapinese sono state accolte, colpevolmente, con troppa «indifferenza».
È ora di smetterla.

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