Troppe norme e protocolli tolgono libertà alla scuola

opinioni e commenti di adria bartolich

di Adria Bartolich

In un articolo molto interessante  apparso  recentemente  sulle pagine del “Corriere della Sera” Gabrio Forti  descrive il periodo  nel qual stiamo vivendo  come affetto da nomorrea penale cioè dalla  sovrapproduzione di norme e leggi, in questa accezione, relative al diritto penale, ma che riguardano  ormai in larga parte le nostra esistenza e raggiungono picchi massimi nella  relazione con il sistema pubblico, per definizione governato più di altri da norme e leggi.

Tutta questa produzione normativa avrebbe il compito di mettere ordine ma spesso ha invece un effetto contrario.  La proliferazione delle norme intossica il clima e, oltre a rendere più difficile la vita  perché sono troppe e spesso  in contrasto tra loro,  ne svaluta la portata e l’impatto, anche perché spesso durano poco; poi perché siano efficaci occorre aumentarne  la dose producendone altre, e con esse  un colata  di sanzioni,  una sanzionorrea , con la quale si puniscono i comportamenti negativi ma ci si può anche riscattare dalle proprie frustrazioni. Non sottovalutiamo la soddisfazione morale che produce infliggere una sanzione, o fargliela pagare a qualcuno che per qualche ragione si è sempre invidiato o temuto.

Le norme e le sanzioni assumono perciò, nella  diffusione pulviscolare della rivalsa incarognita e viscerale, nella voglia di riscossa, il valore  di  un vero e proprio riscatto  sociale,  oltre ad un grande  significato simbolico. Addirittura con dei profili psicopatologici, come  nella querulomania, cioè un eccesso di lamentazione che provoca il continuo ricorso a istanze e  rivendicazioni presso le autorità competenti.

In tutti questi casi sembra che le persone si considerino, e considerino le altre, prive  di abilità sociali, incapaci  di relazionarsi in modo adulto, produrre mediazioni, controllarsi, risolvere problemi. Così succede che ormai nelle pubbliche amministrazioni, il personale viva nel terrore di essere denunciato, sottoposto a sanzioni, ma contemporaneamente chieda di essere ordinato, diretto,  “inbinariato” in una serie di norme e protocolli che azzerino gli errori e perciò i rischi; ma anche le iniziative , la comprensione,  l’assunzione di responsabilità, il libero pensiero, la creatività nel trovare soluzioni.

Siamo dentro  un  complessivo arretramento  sociale e antropologico. E tutto ciò è evidentissimo in un luogo come la scuola, che dovrebbe essere  per definizione  l’opposto di un sistema burocratico.

Per liberare la scuola occorre liberare le decisioni. Le decisioni, per essere libere, hanno bisogno di più  responsabilità e maggiore autonomia.

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