Troppi architetti sul Lario, la categoria è in crisi

altProgettisti in difficoltà
Sono uno ogni 320 abitanti. E molti faticano ad arrivare a fine mese
La crisi economica bussa prepotentemente a casa degli architetti. E i professionisti vedono crollare gli introiti addirittura del 40%. I numeri, frutto di una recente indagine eseguita dal Consiglio nazionale e dal Cresme, sono allarmanti. Il reddito medio precipita a 17mila euro. E un giovane architetto non spunta più di 1.200 euro mensili.
Cifre che fanno sprofondare il settore ai limiti della soglia di povertà. L’allarme risuona con forza anche in riva al lago e lo stesso presidente dell’Ordine degli Architetti di Como, Michele Pierpaoli, conferma l’analisi.

«I dati medi, in attesa di vedere le cifre specifiche relative alla provincia, possono essere estese anche al Comasco. Il calo è cominciato già da alcuni anni, complice la recessione economica e la brusca contrazione del settore edile, per noi punto di riferimento», spiega il presidente dell’Ordine.
Inevitabile domandare se a creare questa situazione contribuisca anche l’alto numero di architetti presenti sul campo. «I nostri iscritti sono 1.750. In media uno ogni 320 abitanti. A livello nazionale raggiungiamo quota 150mila. In effetti sono cifre molto elevate se si pensa, ad esempio, come in Francia siano 35mila. La percentuale è dunque alta e la situazione è grave. E già si avverte un calo nel numero degli iscritti all’Università».
Un quadro che deve inevitabilmente tenere conto anche delle difficoltà nel farsi saldare i conti. A livello nazionale la ricerca parla di un 68% di architetti che vantano crediti verso i privati e il 32% verso la pubblica amministrazione.
«Sono difficoltà reali e concrete. I casi di sofferenza sono tanti anche da noi – dice Pierpaoli – E così come accade per altri settori, anche molti architetti hanno preso la via della Svizzera».
Il frontalierato accoglie dunque anche questa categoria. «Inevitabilmente ci si guarda attorno per poter migliorare la situazione. E oltreconfine la realtà è più vantaggiosa».
Come cercare di superare il brutto momento? «Innanzitutto, facendo ripartire il settore edile. Poi, facilitando l’accesso degli architetti ai lavori pubblici. Il “Codice degli appalti” oggi presenta troppi ostacoli burocratici, e maglie troppo strette, che limitano al massimo la partecipazione».
E, intanto, l’analisi del Cresme prevede, per i prossimi 10 anni, un periodo di espansione «nel settore dell’edilizia del 70%. Ma il 50% si concentrerà in Asia e l’Europa sarà pressoché esclusa. Fondamentale dunque aggiornarsi e guardare all’estero. Concludo però dicendo che di architettura c’è bisogno – dice Michele Pierpaoli – I nostri professionisti si dovranno concentrare, ad esempio, sugli 8 milioni di immobili da ristrutturare».

Nella foto:
Operaio in un cantiere edile. La crisi economica mette in difficoltà anche gli architetti

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