Troppi aspiranti chef, pochi meccanici e falegnami

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L’iniziativa di Acli, Cdo e Salesiani
«A un anno dalla qualifica il 70% dei ragazzi trova il primo lavoro»

(a.cam.) Corsi per meccanici e falegnami snobbati, aspiranti cuochi, parrucchieri ed estetisti a frotte. La formazione professionale registra un numero sempre maggiore di iscritti, al punto che in molti casi gli istituti sono costretti a respingere gli studenti che vorrebbero iscriversi. A fronte di un successo crescente però, emerge la necessità di aiutare le famiglie sul fronte dell’orientamento.
Un quadro emerso ieri, durante la presentazione di “Perché nessuno si perda”, un appello

in dieci punti per rilanciare l’istruzione e la formazione professionale (le Fp). L’iniziativa, promossa da Acli, Compagnia delle Opere e Salesiani don Bosco di Como, conta sulla collaborazione delle istituzioni locali e degli istituti professionali del territorio.
«Occorre rivalutare il senso del lavoro manuale, rimettere il lavoro al centro – ha sottolineato Luisa Seveso, presidente delle Acli Como – Questa tipologia di percorso formativo è uno strumento formidabile per sostenere il futuro dei giovani. A un anno dalla qualifica, secondo i dati più recenti, il 70% dei ragazzi ha trovato un primo lavoro e l’85% lavora dopo due anni. Purtroppo però la metà degli aspiranti resta escluso dalla formazione professionale per la carenza di posti e risorse adeguate e questo è inaccettabile».
L’appello “Perché nessuno si perda” – che può essere firmato da tutti i cittadini, online o nelle sedi degli enti promotori – nasce proprio dall’esigenza di «sostenere e rilanciare questa risorsa e fare in modo che sia applicato l’ordinamento specifico in vigore dal 2011, ma disatteso in gran parte delle regioni».
«Aiutare i ragazzi a entrare nel mondo del lavoro rilanciando le scuole professionali è un’arma fondamentale per combattere gli abbandoni scolastici – ha detto il presidente della Compagnia delle Opere di Como Marco Mazzone – La domanda è cresciuta rapidamente negli ultimi anni e occorre fare sistema tra tutti i soggetti coinvolti per garantire una risposta adeguata».
Un sostegno al quale deve aggiungersi l’attenzione sul fronte dell’orientamento.
«Occorre lavorare molto con le famiglie e con i ragazzi stessi sul fronte dell’orientamento – ha messo in evidenza Isa Botta, direttrice dell’Enaip di Como – Lo stesso si deve fare con gli insegnanti delle scuole medie, perché aiutino i ragazzi a comprendere cosa offrono i corsi professionali. È importante poi che i giovani capiscano che alcune professioni, in particolare quelle del settore alimentare, non sono quello che si vede in tv». Una considerazione sostenuta anche dai responsabili degli altri istituti di formazione professionale comaschi.
«È fondamentale che le istituzioni si prendano a cuore i giovani – ha sottolineato padre Alessandro Ticozzi, Salesiani Don Bosco – Oggi abbiamo moltissimi giovani che non vanno a scuola né hanno un lavoro e le famiglie sono alle prese con gravi difficoltà educative. A fronte di questo c’è una carenza crescente di persone che sappiano fare un mestiere, in particolare per molte professioni manuali. È il momento di incrociare queste due situazioni e dare risposte, ridando fiducia ai ragazzi e rispondendo ai bisogni».
«Qualcosa finalmente si muove – ha aggiunto Alessandro Mele, Cometa – Davanti a una crisi educativa e degli adulti, dobbiamo recuperare la capacità educativa e formativa che comunque a Como esiste».
L’appello è sostenuto anche dall’amministrazione comunale di Como. «La formazione professionale è un modo diverso di pensare la scuola, funzionale e valido quanto altre scelte – ha sottolineato l’assessore all’Istruzione di Palazzo Cernezzi Bruno Magatti – Questo percorso spesso rimette in gioco ragazzi che hanno abbandonato il percorso scolastico. In un momento in cui il tema del lavoro è determinante anche questo tema è importante e deve essere sostenuto».

Nella foto:
I partecipanti alla conferenza stampa organizzata ieri al Pirellino per presentare il progetto “Perché nessuno si perda” (Mv)

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