Troppi morti e nessuno sa perché

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di Marco Guggiari

I numeri dicono la verità, però non tutta la verità. Prendiamo il dato dei poveri morti di questa pandemia. In provincia di Como, nei giorni scorsi, abbiamo toccato la tragica cifra di mille vittime. Una quantità impressionante di persone che il Covid ha portato via. Qualcosa come cento pullman da viaggio con tutti i posti occupati, messi in fila uno dietro l’altro. Un viaggio senza ritorno. In questa stessa settimana, a livello nazionale si è toccato il picco di 852 decessi, il massimo dall’inizio della seconda ondata del virus, il terzo in tutta l’era italiana del coronavirus.

I numeri dicono una verità dura e dolorosa, ma non rivelano il resto. Cosa c’è dietro una realtà tanto drammatica? Perché così tanti morti? Il nostro è il sesto Paese al mondo in questa pesante contabilità, pur non essendo tra i primi sei più popolosi. Ci si interroga senza una risposta precisa. D’istinto si pensa all’età avanzata della nostra popolazione. Qualcuno insinua dubbi sulle terapie adottate e sulla struttura sanitaria, fatto salvo lo straordinario impegno di medici e infermieri.

Non c’è, per ora, una spiegazione scientifica, provata. Torniamo quindi all’assunto secondo cui la matematica dice il vero, ma non necessariamente tutta la verità. Di certo, per ora, c’è soltanto che la nostra situazione è anomala e che varrebbe la pena compiere molti sforzi per decifrarla, spiegarla e arginare la strage.

Intanto constatiamo che la sanità lombarda, la più vicina a noi, quella che in teoria dovrebbe essere la migliore per risorse e organizzazione, manca di un valido ed efficace coordinamento. Va riformata con urgenza. Finalmente, a livello istituzionale, magari a denti stretti, se ne sono resi conto tutti.

I vaccini antinfluenzali per i lombardi slittano definitivamente a metà dicembre e saranno comunque pochi. Arriveranno in ritardo e in misura insufficiente a causa di errori macroscopici commessi proprio in ambito regionale. Tra qualche tempo sarà evidente anche il danno “collaterale” del Covid, causato alle persone che non hanno potuto essere operate e curate come prima perché una grande quantità di accertamenti diagnostici, terapie e interventi è stata rimandata per la saturazione e l’indisponibilità di sale operatorie e posti letto. E in Italia si registrano ogni anno 170mila morti causati da tumore e oltre 200mila per infarti e ischemie.

Intanto si sono scolorite le tinte assegnate alle regioni, il rosso sbiadisce ovunque. Speriamo che la nuova tinteggiatura regga perché, anche in questo caso, i numeri dicono la verità, ma non tutta. Consegnano una realtà tuttora emergenziale. Il monitoraggio dei parametri adottati la classificano come sopportabile, anche se quasi 30mila contagi al giorno non sono uno scherzo. In questa situazione, avviarsi verso le feste ponendosi la questione di tonalità virate fino a un bianco Natale d’altri tempi pare decisamente fuori luogo. La rinuncia alla vacanza sulla neve è giusta perché il rito, fuori dalle piste da sci, prima e dopo le discese, è rischioso e incontrollabile.

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