«Troppo lunghi i tempi per la riapertura del Casinò». I sindacati commentano le soluzioni del commissario

Casinò di Campione d'ItaliaCasinò di Campione d'Italia

Campione d’Italia non ha più tempo. A sostenerlo, ancora una volta, i sindacati dopo aver letto la relazione del commissario Maurizio Bruschi sul possibile futuro del Casinò.
Le tre vie indicate dall’esponente del governo – a prescindere dalla percorribilità e sostenibilità economica delle stesse – richiedono infatti «tempistiche inaccettabili. Questo perché la comunità campionese ormai da tempo è in ginocchio e non riuscirà ad arrivare, ammesso che si riesca a perseguire una delle soluzioni prospettate, fino all’eventuale riapertura», spiega il segretario regionale dello Snals, Angelo Cassani.
Due delle soluzioni prospettate avrebbero infatti bisogno di un passaggio parlamentare – la cui tempistica non è quantificabile con esattezza – per modificare la normativa vigente e poi di ulteriori 10 mesi di tempo. «Impossibile. Quando in passato si discuteva per cercare di capire fino a che punto fosse possibile reggere la situazione di crisi, ci sembrava francamente già insostenibile una data come quella di gennaio 2020 – dice Cassani – Figurarsi adesso. Tutto ciò comporterà la morte di una comunità già agonizzante. Gli altri casinò stanno intanto fidelizzando sempre di più gli ex clienti di Campione e se si prolungasse ancor di più la fase di attesa si arriverebbe magari al momento in cui sarebbe addirittura superflua la riapertura stessa perché non esisterebbe più quella fetta di mercato un tempo di Campione. Adesso è necessario riallacciare subito i contatti con i nuovi sottosegretari competenti in materia e muoversi compatti a livello sindacale».
In sintesi, ecco le tre soluzioni prospettate dal commissario. La prima prevede «il risanamento della società di gestione», come si legge nella relazione, ma è di fatto irrealizzabile visto che tra le varie condizioni i creditori dovrebbero rinunciare a una parte dei loro soldi mentre lo Stato dovrebbe immettere capitale fresco per almeno 50 milioni di euro. La seconda, «l’individuazione di un nuovo soggetto giuridico per la gestione del Casinò», ipotizza la costituzione di una nuova società interamente a capitale pubblico. La società di gestione dovrebbe cioè chiedere il fallimento di sé stessa al Tribunale di Como, subito dopo il Parlamento dovrebbe votare una norma ad hoc per superare l’ostacolo delle leggi che oggi vietano la costituzione di nuove partecipate pubbliche; infine, si dovrebbe trovare un accordo con la curatela fallimentare per avere il Casinò, oggi in usufrutto, e stipulare una nuova convenzione con il Comune. Per fare tutto questo servono 8/10 mesi dal momento in cui il Parlamento avrà votato le nuove norme e 15/20 milioni di investimento di base.
La terza, «l’affidamento della gestione a un soggetto privato», è una soluzione che il commissario indica come percorribile, dato che «molti operatori economici italiani e stranieri hanno manifestato interesse». Anche in questo caso servirebbe prima di tutto il fallimento in proprio della società di gestione. Poi una legge (o decreto) che autorizzi la gestione privata della casa da gioco. Tempi di attuazione 8/10 mesi e nessun investimento dello Stato. «Tempi non ipotizzabili. La situazione di profonda crisi è ora, anzi esiste da tempo – spiega Nunzio Praticò della Cisl Fp – Quella che ci vuole è la volontà politica. Solo così i tempi potranno essere accorciati e i fondi reperiti. Noi da sempre spingiamo per un tavolo istituzionale a livello centrale per concentrarci sul problema. Adesso dovremmo riprendere il confronto con i rappresentanti del nuovo governo. Infine, sull’ipotesi di gestione ai privati non sono d’accordo. Penso che debba esserci sempre la gestione e il controllo pubblico con magari una minima percentuale in mano ad altri soggetti». Nel frattempo per gli ex dipendenti del Casinò rimane ancora un anno di Naspi (la disoccupazione) e «poi la situazione sarà drammatica – aggiunge Mimma Agnusdei della Cgil – Non sono ipotizzabili soluzioni così dilatate nel tempo perché, purtroppo, i cittadini di Campione non hanno così tanto tempo a disposizione. La comunità è sempre più vicina al tracollo definitivo. Tempi e risorse sono elementi imprescindibili dall’esistenza di una volontà politica a livello centrale, volontà che a noi sembra sia sempre mancata come se del problema Campione non interessasse molto o non se ne comprendesse, anche a causa di falsi miti, la reale gravità. Come sindacati ci stiamo già muovendo per individuare i nuovi soggetti incaricati del tema e allacciare con loro i rapporti, visto il recente cambio al governo».
La tanto attesa relazione del commissario Bruschi non ha dunque, almeno stando alle considerazioni dei sindacati, introdotto elementi di reale novità; per contro ha invece evidenziato la necessità di tempi lunghi, qualunque sia la soluzione percorribile. Ma a Campione d’Italia il tempo è ormai scaduto.

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