Trovato morto a Sorico, si sospetta l’omicidio, Incarico al genetista che risolse il caso di Yara

Como Tribunale Palazzo di giustizia

Il sospetto di un efferato omicidio è, al momento, tutt’altro che una ipotesi marginale nel fascicolo aperto in Procura a Como dopo il ritrovamento senza vita, a Sorico, del corpo di Arno Sandrini, 50 anni.
Le bocche degli inquirenti rimangono cucite, ma più elementi fanno propendere per questa tesi, ovvero che la morte dell’uomo possa essere stata provocata non da un incidente domestico ma da una colluttazione. Tra questi i molti lividi che sarebbero stati visibili sul corpo della vittima, difficili da spiegare con una caduta accidentale.
Lividi che avrebbero anche una conformazione particolare, come se fossero stati lasciati da una superficie lunga e piatta, non quindi da un normale bastone. Stiamo tuttavia parlando solo di una delle ipotesi che sono al vaglio, perché potrebbe anche essere che i lividi presenti possano avere origine e tempi differenti, non dunque maturati in seguito ad una colluttazione. Per questo un passaggio importante dell’indagine sarà il responso dell’autopsia che è stata affidata all’anatomopatologo di Lecco Paolo Tricomi. La ferita alla gamba (polpaccio), con perdita di sangue, sarebbe invece quasi certamente accidentale, procurata nel corso della caduta, taglio che l’uomo avrebbe cercato di tamponare con le mani, fatto che spiegherebbe la presenza di liquido ematico anche sul volto. Sandrini è stato trovato in camera da letto, nella casa a due piani che condivideva (in due distinti appartamenti) con il fratello rimasto.
Il terzo, Alfredo Sandrini, era morto ucciso da più colpi di carabina lungo la pista ciclabile che da Domaso conduce a Gera Lario. Era la sera del 3 gennaio 2014.
Tornando a venerdì scorso, alla mattina Arno Sandrini, che aveva problemi di salute, avrebbe dovuto andare a ritirare la pensione. Non vedendolo arrivare, gli uomini che dovevano accompagnarlo sarebbero risaliti fino alla sua casa per verificare che cosa fosse successo. La porta era chiusa. Poco dopo tuttavia sarebbe sopraggiunto il fratello che, entrando nell’appartamento, avrebbe fatto la tragica scoperta.
La Procura di Como (pubblico ministero Antonio Nalesso) vuole vederci chiaro e togliersi tutti i dubbi, motivo per cui ha affidato l’incarico di verificare l’accaduto anche a Carlo Previderè, responsabile del laboratorio di genetica forense dell’Università di Pavia, che dunque andrà alla caccia di tracce biologiche per dare al quadro contorni ancora più precisi. Previderè ha lavorato alle indagini sulla strage di Erba, ma anche a tutti i delitti più efferati avvenuti in provincia di Como in questi anni, da quello del furgone giallo (in cui era stata occultata la vittima, Antonio Di Giacomo) a quello dell’armeria in cui perse la vita Giacomo Brambilla. Previderè è anche stato protagonista nella triste storia di Yara Gambirasio, contribuendo a dare a quello che era identificato come “Ignoto 1” il nome di Massimo Bossetti.

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