Truffa dell’oro a cavallo del confine. Condanne pesanti per due comaschi

Tribunale di Como

Avevano promesso lauti guadagni – fino al 50% dei soldi investiti – nel settore dell’acquisto e della rivendita dell’oro.
Proponendo addirittura l’acquisto di partite di preziosi dalla Spagna e l’apertura di un negozio per il ritiro del metallo prezioso da far poi fondere nelle ditte del Canton Ticino.
In un secondo momento – dopo aver intascato, con queste promesse, quasi 23 mila euro – al nascere delle lamentele dell’investitore che non vedeva concretizzarsi alcun guadagno, avevano messo in scena (con un complice) un giro di finte attività e scuse per non restituire il denaro, coinvolgendo un avvocato di Como e uno della Svizzera italiana (che sarebbero stati all’oscuro di tutto), tirando in ballo pure un inesistente funzionario delle Poste elvetiche incaricato di curare la restituzione delle somme.
Alla fine di questa storia surreale, erano comparsi anche gli “amici di Quarto Oggiaro”, esperti nel recupero credito ma che ben presto da “amici” divennero ulteriori persecutori, in una vicenda in cui alla truffa si è poi aggiunto il reato di estorsione.
Due imputati sono finiti davanti al giudice per questo maxi raggiro andato in scena a cavallo tra Como e Chiasso.
In aula sono stati giudicati un 35enne di Olgiate Comasco e un 52enne di Rebbio.
La sentenza, che è giunta ieri mattina, li ha riconosciuti entrambi colpevoli condannando il primo a 3 anni e 10 mesi con 2.400 euro di multa (3 anni quelli che erano stati chiesti dalla pubblica accusa) e il secondo a 5 anni e 7 mesi con 1.700 euro di multa (5 anni la richiesta del pubblico ministero).
In più, in via provvisionale, dovranno risarcire la cifra di 11.500 euro in solido, in attesa di una futura definizione di fronte ad un giudice civile. Due le vittime costituite come parti civili. I fatti risalgono ad un periodo compreso tra giugno 2012 e gennaio 2014. Tutto era iniziato quando il 35enne di Olgiate Comasco aveva proposto ad un suo compagno di squadra (giocavano a calcio nella stessa formazione) di collaborare nella sua attività di noleggio e vendita di macchinette da gioco nei bar.
Poi – poco dopo – era iniziata la richiesta di soldi da investire nel fantomatico acquisto e rivendita di oro usato e il successivo intervento del presunto funzionario delle Poste svizzere addetto al recupero del credito.
Tutto “fumo” per non restituire le somme dovute una volta intuito (dalle vittime) il raggiro.
Uno dei due truffatori – nota a margine – era anche riuscito con l’inganno a farsi pagare in poche ore sia le tasse della propria attività (circa 2 mila euro) sia la vacanza che stava trascorrendo con la famiglia a Rimini.

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