Truffa finanziaria da 30 milioni di euro
Cronaca

Truffa finanziaria da 30 milioni di euro

I soldi utilizzati per pagare i sicari incaricati di sparare all’architetto Alfio Molteni, ucciso a Carugo nel 2016: chiedendosi da dove venisse quella somma, circa 10mila euro, dati dal commercialista Alberto Brivio – condannato in primo grado all’ergastolo come mandante dell’omicidio – la Guardia di finanza di Como ha scoperto un complesso sistema di raccolta illecita di finanziamenti tramite il sistema di crowdfounding.
L’indagine ha permesso di smantellare un’associazione a delinquere finalizzata alla raccolta illecita di denaro, tramite promotori finanziari non autorizzati che promettevano agli investitori rendite fuori dal mercato, fino al 12% l’anno.
«Ci si è imbattuti in una rete internazionale molto ampia – spiega il colonnello Alberto Catalano, comandante provinciale della Finanza di Como – che era dedita, senza le previste autorizzazioni e con grande danno per i risparmiatori, a effettuare raccolta abusiva di fondi sul territorio nazionale».
«Attingevano – aggiunge Catalano – a una rete di promotori e professionisti conosciuti a livello locale in grado di carpire la fiducia delle persone».
Almeno 300 persone hanno versato a queste società somme da 10mila a oltre 200mila euro, per una raccolta totale, in meno di due anni, di circa 30milioni di euro.
«Indubbiamente il tasso maggiorato attira ancora utenti di svariate categorie – sostiene Nicola Piacente, procuratore della Repubblica di Como – Si parte dai piccoli risparmiatori per arrivare all’evasore fiscale, che utilizza questi canali paralleli non ufficiali per occultare somme non dichiarate».
Una quarantina tra i risparmiatori truffati hanno già sporto denuncia, ma altri ora potrebbero farsi avanti. La Finanza, in queste ore ha effettuato sequestri di beni e sconti correnti per un totale di 34 milioni di euro riconducibili agli indagati, quaranta accusati a vario titolo di associazione per delinquere transnazionale finalizzata a commettere delitti di abusivismo finanziario e riciclaggio.
Alberto Brivio, dal canto suo, «aveva delle quote nella società austriaca al centro dell’indagine – precisa il sostituto procuratore Pasquale Addesso, titolare dell’inchiesta -, però non gli viene contestata l’associazione a delinquere per questi reati, ma un presunto un giro di false fatture per le quali è già in corso il processo».

28 luglio 2018

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