Truffa on line con assegno circolare: anche la banca deve risarcire

Il tribunale di Como

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Anche la banca che aveva emesso l’assegno circolare clonato (per imprudenza da parte del titolare del conto) deve comunque risarcire la vittima della truffa del 50%. La sentenza del tribunale di Como (giudice Marco Mancini), ruota attorno a un raggiro che ha colpito un 29enne residente in città.

Quest’ultimo, consultando un sito web di vendita di auto, aveva contattato il proprietario di una Bmw X5 (a suo dire nuova) che era in vendita a 15mila euro. Particolare (visto il prezzo) che già doveva far pensare a qualcosa di strano. Come se non bastasse, il venditore – che aveva detto di risiedere a Napoli – aveva anche chiesto una foto via whatsapp dell’assegno circolare rilasciato dalla banca, richiesta giustificata con la necessità di verificare la solvibilità dell’acquirente.

La vittima alla fine si è messa in viaggio per raggiungere Napoli e la sua X5, con in mano l’assegno circolare. A metà viaggio è però giunta la comunicazione che la nonna del venditore era morta e che dunque tutto era saltato. L’acquirente, tornato a Como, ha però scoperto che nonostante l’assegno fosse stato sempre nelle sue mani, i 15mila euro erano spariti.

Prelevati evidentemente con un documento contraffatto che però riportava gli estremi giusti dell’assegno circolare, appresi dalla foto. Il giudice di Como, nel riconoscere alla vittima della truffa il 50% della responsabilità per «l’imprudenza», ha anche condannato la banca a risarcire il restante 50% (7.500 euro) per non aver adottato «ogni opportuna tutela volta ad evitare il rischio di clonazione» e anche per aver «accettato di pagare “al buio”» l’assegno, che «equivale a omettere volontariamente le verifiche materiali» sul titolo.

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