Truffatori seriali agivano in città. Cinque indagati: sette i colpi contestati

Questura di Como, Polizia di Stato

Sono sette le truffe contestate nel solo 2018 a Como. Cinque quelle riuscite, due quelle tentate. E cinque sono anche gli uomini iscritti sul registro degli indagati della Procura lariana. Sono tutti residenti a Napoli: si tratta di una donna di 46 anni, e di quattro uomini di 41, 35, 30 e 25 anni. Agivano in due gruppi distinti, il primo composto da un uomo e dall’unica donna, il secondo da due uomini. Anello di congiunzione era uno degli indagati che rimaneva a Napoli, senza dunque muoversi dall’ombra del Vesuvio, per poi contattare via telefono le vittime individuate e avvisare dell’imminente arrivo dell’addetto di turno, ovvero del presunto truffatore.
È questo l’esito di una indagine della squadra Mobile di Como contro l’odioso reato che spesso prendeva di mira gli anziani e i più deboli.
Diversi i metodi utilizzati per raggirare i malcapitati. Il più sfruttato era quello del parente coinvolto in un incidente stradale. La vittima riceveva la telefonata da parte un presunto esponente delle forze di polizia, affermando che un suo parente, figlio o nipote, aveva causato un incidente stradale con feriti. Pertanto, per evitare che fosse arrestato avrebbe dovuto pagare immediatamente un avvocato che di lì a poco si sarebbe presentato a ricevere il denaro per la pratica. Non mancava poi la classica truffa dell’acqua inquinata e da controllare, con gli oggetti preziosi fatti chiudere nel frigorifero e poi fatti sparire.
Utilizzata anche una modalità nuova, ovvero quella che faceva intervenire sulla scena della truffa in atto un falso investigatore che, dopo aver finto di stanare i malviventi, si guadagnava la fiducia della vittima per poi a sua volta raggirarla.
Nei sette colpi ora contestati dalla Mobile sarebbero scomparsi non solo denaro, ma anche oggetti preziosi, una fede nuziale e pure una tessera Bancomat con tanto di Pin.

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