Trump e il nodo della valigetta nucleare: l’esperto comasco illustra la exit strategy

Usa disordini

Che film vediamo stasera? Il dottor Stranamore, Matrix o Wargames? La realtà è molto più vicina di quanto sospettiamo alle fantasie di Hollywood. L’assalto al Congresso americano nel giorno dell’Epifania preoccupa non solo per la tenuta democratica degli Stati Uniti ma anche per il loro ruolo di superpotenza nello scacchiere internazionale.
«È una situazione assurda. Abbiamo vissuto in diretta un atto gravissimo per la più antica democrazia moderna, siamo stati sull’orlo di una guerra civile», dice Maurizio Martellini, docente del dipartimento di Scienza e Alta tecnologia dell’Università dell’Insubria di Como e segretario generale del Landau Network, centro che si occupa di sicurezza nell’ambito delle attività della Fondazione Volta sempre a Como.
Il presidente americano, come è noto, non si separa mai dalla “valigetta” più pericolosa del pianeta, quella nucleare (in gergo tecnico “Nuclear football”): contiene i codici militari con cui il capo della Casa Bianca in carica può autorizzare il lancio di missili nucleari come risposta strategica in caso di attacco a sorpresa.
Trump, adesso che mancano (al netto di eventuali colpi di scena), poco più di dieci giorni al passaggio di consegne nelle mani dell’eletto Joe Biden, come si comporterà? In caso di destituzione a favore dell’attuale vice Mike Pence mollerà l’osso senza problemi? «Trump è un duro, non mollerà facilmente. Dato che l’impeachment è fuori discussione – spiega Martellini – c’è il 25° emendamento della Costituzione Usa, che molti invocano per estromettere Trump dopo il sanguinoso assalto al Congresso. E che prevede, tra le varie possibilità, che il vicepresidente possa assumere i poteri, valigetta inclusa, in caso di incapacità fisica o psichica del presidente in carica. Storicamente è accaduto che la “Nuclear football” (un pc con linee internet dedicate e protette) sia passata temporaneamente nelle mani del vice (o del militare che l’accompagna 24 ore al giorno 7 giorni la settimana): accadde sotto Ronald Reagan e George W. Bush, quando hanno dovuto sottoporsi a cure mediche e sedazioni. Ma ora la storia è diversa. E ricordo che proprio Trump non ha mollato l’osso nucleare a Mike Pence quando è stato di recente trasferito all’ospedale militare Walter Reed Medical Center per il Covid-19 e ha avuto problemi respiratori».
Inoltre, spiega Martellini, il concetto stesso di “valigetta nucleare” «implica sistemi di allarme avanzati che possono subire “digital jamming” (disturbo digitale) e “cyber spoofing” (manipolazione). Non è una novità. Ricordo il caso del tenente colonnello Stanislav Petrov che nel lontano settembre 1983 non segnalò alle autorità le tracce radar di cinque missili nucleari diretti verso l’Unione Sovietica, poi rivelatisi un falso creato erroneamente dal computer». La tecnologia da allora ha fatto passi fa gigante. In peggio: «La valigetta aveva senso durante la guerra fredda, adesso è solo un feticcio per poter rassicurare i civili e l’opinione pubblica, l’industria delle armi e i militari hanno il vero potere in epoca di missili ipersonici, caricati con armamenti nucleari o convenzionali, che viaggiano a oltre 8 o addirittura 10 volte la velocità del suono. E che quindi possono decapitare i sistemi di controllo nucleare dell’avversario con velocità che richiedono, non è fantascienza purtroppo ma già realtà, l’uso dell’intelligenza artificiale senza controllo umano. La valigetta era già anacronistica nel 1994 quando Boris Eltsin propose invano a Bill Clinton di eliminarla».
Insomma, cosa dobbiamo aspettarci da qui al 20 gennaio quando Biden sarà formalmente presidente Usa a tutti gli effetti? Trump mollerà l’osso, che poi sono tre valigette in realtà (una per il capo, una per il vice e una per un terzo soggetto militare in caso in cui la guerra atomica ”decapiti” gli altri due)? «Il 25° emendamento è già stato usato in passato – dice Martellini – ad esempio nel 1973 quando il presidente americano Richard Nixon nominò il congressman Gerald Ford, poi suo successore, a ricoprire la carica del vicepresidente Spiro Agnew che si era dimesso. Ma stavolta il contesto è del tutto diverso, Gli Usa che conosco bene sono una nazione dominata dagli avvocati, dai legulei: difficile immaginare che possano creare un precedente nella giurisprudenza in un settore così delicato e in così poco tempo applicando il 25° emendamento. C’è solo da sperare che Trump non schiacci il bottone nucleare per conto suo in questi pochi giorni che ci separano dell’era Biden e a tempo debito molli l’osso senza creare altri problemi».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.