Tumori al cervello con paziente sveglio in dieci anni 400 interventi

Il primario Silvio Bellocchi

Negli ultimi dieci anni all’ospedale Sant’Anna, 400 interventi di asportazione di tumori cerebrali sono avvenuti con tecniche innovative, che prevedono l’utilizzo della fluorescenza o l’awake surgery, cioè la chirurgia con paziente sveglio. Il bilancio dell’attività della Neurochirurgia del presidio di San Fermo della Battaglia in questo ambito è stato presentato questa mattina.

«I tumori infiltranti ad alto grado – spiega Silvio Bellocchi, primario di Neurochirurgia – rappresentano circa il 70% delle neoplasie cerebrali maligne primitive del cervello. Colpiscono 5 persone su 100mila e nel caso del glioblastoma, il più frequente, 3 persone su 100. Quelli a basso grado sono circa il 15%. I pazienti nella maggioranza dei casi giungono alla nostra attenzione trasferiti dal reparto di Neurologia del nostro ospedale e dalla neurologia del Valduce, di cui siamo i consulenti».

«In relazione alle manifestazioni cliniche più comuni – aggiunge Giampiero Grampa, primario di Neurologia – ci sono pazienti che si presentano con una compromissione generale delle funzioni cerebrali, cefalea o crisi epilettiche, altri con manifestazioni di ipertensione endocranica e altri ancora con sindromi specifiche di particolari tumori intracranici».
Una delle metodiche più innovative è rappresentata dalla fluorescenza guidata, utilizzata in modo routinario al Sant’Anna.

La tecnica consiste nella somministrazione per via orale, tre ore prima dell’intervento, di una soluzione che si accumula in modo selettivo nelle cellule tumorali. «Grazie all’utilizzo di un microscopio di ultima generazione – spiega Bellocchi – possiamo vedere il tessuto patologico, di colore rosso o giallo, nettamente distinto rispetto al tessuto cerebrale sano». Questa tecnica aiuta il neurochirurgo a raggiungere un’asportazione completa nel 64% dei casi confrontata con il 34% senza la fluorescenza. «Questo si traduce – prosegue Bellocchi – in un raddoppio nella percentuale di sopravvivenza libera da progressione nei primi sei mesi. Unica precauzione è quella di non esporre il paziente alla luce diretta la mattina in sala operatoria e nelle successive ventiquattro ore»

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