Il tunisino espulso aveva combattuto nei Balcani tra gli jihadisti

Il processo al presunti jihadista di Fenegrò si terrà a ottobre

Il tunisino residente da anni a Lurago d’Erba ed espulso dall’Italia (su decreto firmato dal ministro Angelino Alfano) in quanto ritenuto essere vicino ai reclutatori di guerriglieri per conto dello stato islamico, avrebbe preso parte in prima persona alla guerra che aveva sconvolto negli anni passati gli Stati dei Balcani. È quanto ritengono gli inquirenti e la Digos che hanno monitorato i movimenti dell’uomo fino a chiederne l’allontanamento dalla Penisola.

Sempre secondo quanto sarebbe agli atti, lo stesso 49enne – schierato con milizie jihadiste – sarebbe stato “ben visto” dai propri compagni proprio per la spietatezza nelle azioni che lo vedevano in prima linea. Il quadro che viene dipinto dagli investigatori è inquietante.

Il tunisino – che frequentava l’associazione culturale di via Pino a Camerlata con posizioni anche di vertice – sarebbe stato sensibile alla chiamata jihadista fin dagli anni ’90. Molti i teatri di guerra dove avrebbe agito indirettamente manifestando simpatie e vicinanza alla jihad: quello di casa sua, in Tunisia, ma anche in Libia, Siria e Cecenia. Preoccupante anche un ulteriore elemento che ha poi portato al decreto di espulsione dell’uomo da quasi trent’anni in Italia. Si tratterebbe di un legame stretto tra Como e il Canton Ticino in merito ad una batteria di reclutatori jihadisti attivi in Svizzera i cui uomini comparivano spesso tuttavia proprio in via Domenico Pino a Camerlata.

Tutti elementi che hanno convinto della pericolosità del 49enne tunisino che è stato allontanato dall’Italia per questioni di sicurezza nazionale. L’uomo, sposato e padre di due bambini, è stato così condotto negli uffici della Questura di Como e poi accompagnato in aeroporto a Malpensa per essere imbarcato su un volo diretto a Tunisi.

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