Turba: «Como torni ad avere la sua Ats»

Fabrizio Turba

«No al processo alla sanità lombarda. Ma qualcosa bisognerà cambiare. A partire dai confini delle Ats». Fabrizio Turba, nella foto, sottosegretario alla presidenza della Lombardia e consigliere regionale della Lega, respinge le «troppe polemiche inutili che non hanno tenuto conto dell’emergenza». Ammette, però, che «qualcosa non ha funzionato». Ad esempio, «l’estensione territoriale gigantesca della nostra Agenzia di Tutela della Salute. Sarebbe sicuramente meglio avere due Ats separate: accorpare Como e Varese è stato un errore».
Il nodo del problema, secondo Turba, è la «mancanza di figure dirigenziali sul territorio lariano. Non è campanilismo – spiega – perché le cose funzionino bisogna avere punti di riferimento precisi. Per questo è meglio ritornare a due strutture, che lavorano sul territorio in modo incisivo». Anche per Turba, quindi, l’esperimento dell’Ats Insubria sembra non aver dato i risultati attesi. Tuttavia, precisa il sottosegretario, nel dibattito sulla sanità lombarda «sono entrate questioni che nulla avevano a che fare con il tema in discussione. La gestione delle Rsa, ad esempio. Un attacco «politico» che viene respinto dall’esponente della Lega assieme alla polemica sulla «medicina territoriale. Di fronte a uno tsunami come il Covid, tutti erano impreparati. Si sapeva poco o niente di quanto accaduto in Cina, la scelta di portare la gente che non respirava in ospedale è stata obbligata. Che cosa avrebbe potuto fare un medico della vecchia Asl in una situazione del genere? Nessuno era pronto, e bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscerlo».
Andare oltre la legge 23 – la legge di riforma voluta nel 2015 dall’allora governatore Roberto Maroni – è però una questione di cui si dibatte molto. E forse, anche una necessità non più rinviabile. Ne è convinto, ad esempio, Raffaele Erba consigliere regionale comasco del Movimento 5 Stelle. «La responsabilità di quanto accaduto in questi mesi non può essere addossato alle singole Ats – dice Erba – le scelte sono state sbagliate a monte. Il problema sta nel fatto che il sistema sanitario è stato fatto a pezzi con la riforma Maroni. Se ai soldati non do armi efficaci, come possono combattere? E se si perde la guerra bisogna prendersela con i generali, non con le truppe».
Erba elenca le questioni a suo avviso irrisolte: «Il depotenziamento della sanità territoriale e l’assenza di una rete sociale; l’età media molto alta dei medici di base, i quali devono seguire un numero eccessivo di persone; il forte sbilanciamento sul versante degli ospedali privati, i quali lavorano sulle prestazioni più remunerative. Con una battuta, si potrebbe dire che piace loro vincere facile». Il consigliere dei 5 Stelle conclude il suo ragionamento con una nota sulla commissione d’inchiesta finita nel vortice delle polemiche per la presidenza assegnata alla renziana Patrizia Baffi: «sarebbe stata fondamentale per scoprire i punti deboli della sanità lombarda, evidentemente qualcuno ha avuto paura».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.