Cronaca

TURIAMOCI IL NASO E ANDIAMO A VOTARE

di MARIO RAPISARDA

Astensionismo e clima da basso impero
Finalmente è finita. La campagna elettorale comasca (specchio fané di quella nazionale) è stata quanto di più lontano dalle aspettative dei cittadini.
È stata triste, pesante come un cotechino con lenticchie e polenta taragna di prima mattina.
Difficile riuscire a mettere in fila, per un qualunque lariano, le proposte arrivate per il territorio dai candidati: la competizione per il Pirellone (peraltro tra le meno sentite) si è giocata soltanto – o quasi – sul piano politico. E, complice

la vittoria già scontata del centrodestra, ha vissuto il suo culmine nello scontro fra i candidati all’interno dei partiti stessi (battaglia Pozzi-Rinaldin, senza esclusione di colpi, su tutte).
Gli analisti dicono che, visti i pasticci sulle liste e il conseguente sentimento di grande disaffezione verso la politica, il partito degli astensionisti rischia di diventare molto forte. Lo comprendiamo perfettamente. Il clima da Basso Impero che il nostro Paese sta vivendo, accentuato sul Lario da una provincia e da un capoluogo oggettivamente in difficoltà, certamente alimenta la tentazione di disertare le urne. Potrà apparire stucchevole, ripetitivo e velleitario, ma in questa occasione ci sentiamo di ribadire che si tratterebbe di un errore. Comprensibile, ma assolutamente da evitare. E sbagliano tutti coloro – giornalisti, commentatori e Soloni vari – che invitano gli elettori a disertare in massa i seggi.
Innanzitutto, per senso civico, anche se in questo caso la maggior parte dei lettori si farà una sana risata, visto che i primi che dovrebbero dimostrarlo (i nostri politici) sono spesso i primi a farsene beffe.
Secondo, ed è molto più concreto, perché i comaschi hanno il dovere e soprattutto il diritto di essere rappresentati in quel palazzo del potere milanese che si chiama Regione.
Ci rendiamo conto che, al di là del giudizio personale più o meno positivo sulle persone in lista, il rigetto verso la politica in questo momento è fortissimo.
Ma Como ha un bisogno spasmodico di essere rappresentata al Pirellone per poter far emergere le istanze di un territorio anestetizzato, da troppi anni chiamato (senza riuscirci) a cambiare pelle. Non indicare qualcuno ci renderebbe meno legittimati a pretendere l’attenzione che meritiamo e lamentarci dell’attività dei nostri rappresentanti regionali verso il Lario. Mera mozione di principio, ce ne rendiamo conto. Quasi esclusivamente un fatto di coscienza personale.
Ma, mentre per cinque anni sono i politici eletti a dover ricambiare la fiducia degli elettori, praticamente l’unico momento in cui il cittadino può far sentire la propria voce è nel segreto dell’urna. Oggi e domani.
Abbiamo soltanto quest’arma (anche se attualmente forse un po’ spuntata), e dobbiamo usarla al meglio.
Quindi è bene turarsi il naso di montanelliana memoria ed esercitare il proprio diritto-dovere. Buon voto.
mrapisarda@corrierecomo.it

28 marzo 2010

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