Cronaca

Turismo e cucina, occorre fare subito sistema

Marketing territoriale
Summit ieri in Camera di Commercio nel ricordo di Franco Soldaini
Come declinare il concetto di turismo sul Lario, in vista dell’Expo 2015 che è ormai alle porte? E come orientare a un’accoglienza sempre più eccellente l’offerta enogastronomica? Se ne è parlato ieri mattina con dovizia di contributi e anche con molti spunti polemici in Camera di Commercio, nell’ambito di un convegno che voleva anzitutto ricordare un pioniere della cultura gastronomica come Franco Soldaini, toscano ma appassionato del Lario più di tanti autoctoni, scomparso lo scorso
anno.
«Il modello che dobbiamo convincerci ad applicare anche noi lariani è quello di Eataly, la catena alimentare di punti vendita specializzati nella vendita di generi alimentari tipici e di qualità del nostro Paese. Dobbiamo fare lobby anche noi, senza fronzoli inutili ma puntando sul concreto». Lo ha detto Andrea Camesasca, membro di Confcommercio Como e noto ristoratore e albergatore lariano.
Sì perché, secondo Camesasca, è proprio la cultura enogastronomica a fare la differenza: «In Inghilterra come in Cina usano il riso come contorno, come guarnizione. Non hanno nel loro Dna la cultura del risotto, non per cattiva volontà ma perché non sanno mantecare. Ecco ad esempio uno dei nostri punti di forza».
In attesa di vedere tante risotterie made in Italy nella city come opportunità di sbocco anticrisi per i nostri giovani, va sottolineato che la ricetta per quanto riguarda il nostro territorio non è di così semplice immediata applicazione, per Camesasca: «Per fare turismo i produttori dell’agroalimentare vanno messi in rete. Non siamo all’anno zero per il nostro turismo, e lo conferma il fatto che sui mercati in cui abbiamo investito per quanto concerne la promozione i risultati a due cifre sono arrivati lo scorso anno: da Inghilterra, Germania, Belgio, America. In generale il 2011 ha chiuso per il turismo lariano, in un anno di crisi piena, con un confortante +8%. Siamo tutt’altro che decotti. Ma dobbiamo rimboccarci le maniche. Come? Tornando in cucina. In Italia abbiamo la tradizione più ricca al mondo, antica quanto la cinese, con 70mila ricette. E poi promuovere i luoghi ameni come il Lario ha la sua importanza. Pensiamo ai vini della Napa Valley: in California hanno dovuto costruire attorno ai vigneti un contesto particolare, per dare forza al brand».
Al convegno ha partecipato anche un pasticciere lariano che ha lavorato a lungo con Soldaini, Stefano Franzi: «Franco mi suggerì di usare la santoreggia in un dolce perché gli ricordava il profumo che amava assaporare dalle finestre della Scuola Alberghiera di Bellagio, che diresse per molti anni – ha ricordato – E grazie a lui ho riscoperto sapori e valori gastronomici lariani doc come il miele e i frutti di bosco, nonché le confetture fatte in casa che purtroppo sono quasi scomparse dalle nostre tavole».
«Il nostro futuro – gli ha fatto eco Camesasca – è nel “chilometro zero”. Niente “spaghetti alla Nutella” come fanno in Germania, ma un po’ di pomodoro e basilico. La ricetta è tutta lì». A smorzare gli entusiasmi è però venuta la voce di Cesare Chessorti, presidente dell’Associazione Cuochi di Como: «Attenti a inneggiare alla filiera corta senza poterla poi mettere in pratica – ha detto – Ricordo che molti ristoranti propongono il piatto tipico lariano, il risotto col persico, ma con pesce che di lariano ha solo il nome che è stato scritto sul menu. Dobbiamo sostenere i produttori locali per promuovere meglio l’eccellenza locale sulle nostre tavole».
Como non ha un prodotto di punta dell’enogastronomia su cui puntare per creare “strade dei vini” o simili proposte di turismo – ha rimarcato Giuseppe Colangelo, che dal 1998 è a Como in qualità di docente di Economia Politica e Industriale all’Università dell’Insubria – Per questo i sapori locali devono allearsi con l’offerta culturale fatta di tesori d’arte, storia e natura, e dar vita in questo modo a pacchetti bilanciati e integrati. E so che questo era un chiodo fisso di Soldaini uomo di cultura che amava il Lario. Occorre fare sistema per crescere davvero e fare marketing territoriale».
Un altro docente dell’Insubria, Giuseppe Muti, che si occupa dal 2006 di Geografia Economica nel corso di Scienze del Turismo della sede universitaria di Como dell’ateneo, ha rimarcato infine come l’accoglienza alberghiera, anche in termini di qualità della ristorazione, sia molto più orientata all’eccellenza sul lago che nel capoluogo. Ha infatti insistito molto sulla vocazione mancata di Como al ruolo di “capitale del lago”, sulla scia di osservazioni che Soldaini mise nero su bianco già molti anni fa. Un difetto di fondo che condiziona pesantemente l’apertura al mercato che sarà necessario affrontare in funzione dell’Expo.

Lorenzo Morandotti

Nella foto:
Il gastronomo Franco Soldaini con gli allievi chef dell’Istituto Alberghiero “Gianni Brera” di Como nel 2006 (foto Fkd)
19 maggio 2012

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