Turismo e ristorazione, il confronto con il 2019 è impietoso

Sul fronte di turismo e ristorazione Comasco e Lecchese confidano di riprendere presto, anche grazie alle ricadute del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, il percorso virtuoso degli ultimi anni. Il settore conta 7.216 imprese iscritte in Camera di Commercio (di cui 4.858 a Como e 2.428 a Lecco). A fine 2020, Como si posizionava al 2° posto nella graduatoria regionale (dietro a Sondrio) e al 40° in quella nazionale per quota di localizzazioni del comparto. Se si considera il livello occupazionale il comparto turismo e ristorazione lariano, a fine 2020, occupava nel Comasco oltre 17mila addetti (pari al 9,5% del totale provinciale), nonostante gli evidenti effetti della pandemia, che hanno portato a un calo di 1.276 persone, -6,9% in provincia.

Le presenze turistiche hanno numeri drammatici rispetto al 2019, che aveva rappresentato un anno record, con crescite dell’11,2% degli arrivi e dell’11,4% delle presenze rispetto al 2018. Nel 2020 si è registrato un calo deciso sia dei visitatori sia delle notti trascorse sul territorio (rispettivamente -64,4% e -60,6%). I visitatori passano da 1,8 milioni nel 2019 a 650mila nel 2020; le presenze da quasi 4,7 milioni a 1,85 milioni. La diminuzione ha riguardato soprattutto gli alberghi (arrivi -67,3%; presenze -69,4%). Significativo anche il calo delle strutture extra-alberghiere (rispettivamente -58,3% e -49,6%). Il blocco delle frontiere ha cancellato gli arrivi dei turisti stranieri, che sono calati del 70,6% (da 1,3 milioni a 380mila), dimezzati gli italiani (-48,4%, da quasi 510mila a 260mila) pur con un aumento dei soggiorni medi (da 2 a 2,7 notti).

Nel 2020, le notti trascorse nell’area lariana da italiani sono scese da un milione a quasi 710mila (-32,6%), mentre quelle degli stranieri sono state pari a 1,1 milioni (nel 2019 avevano superato i 3,6 milioni, -68,8%). Il 43,3% delle presenze totali ha riguardato gli alberghi (contro il 55,7% del 2019), la cui permanenza media scende leggermente (da 2,1 a 2 giorni); il 56,7% ha coinvolto le strutture complementari erano invece al 44,3% nell’anno precedente.

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