Turismo ed aziende che delocalizzano, il Lario teme i contraccolpi del virus cinese

Società corrono ai ripari per evitare la diffusione del contagio

Turismo lariano in ginocchio. Lo temono gli albergatori comaschi che oltre alla concorrenza di case vacanze e Airbnb devono far fronte all’emergenza sanitaria globale scatenata dal coronavirus partito dalla Cina. «Per ora siamo solo a qualche cancellazione e a qualche rinvio di prenotazioni – dice il presidente degli albergatori lariani, Roberto Cassani – Mi è appena arrivata la disdetta di un gruppo già prenotato dalla Cina. Ma siamo preoccupati, le ripercussioni iniziano a farsi sentire. Il mercato asiatico, non solo cinese, proprio in questo periodo dell’anno è in fermento, di solito fioccano le prenotazioni, ora invece c’è forte incertezza. Se la situazione perdura e monterà la psicosi, probabilmente gli effetti saranno molto più evidenti. Per il Lago di Como la Cina non è per fortuna l’interlocutore principe di noi albergatori, sono turisti che per lo più arrivano da Milano in giornata, forse soffriranno altri attori della filiera dell’accoglienza locale. Speriamo in ogni caso – conclude – che l’allarme sociale rientri presto e che la situazione sanitaria non si debba aggravare».
Il fronte imprese
Chi teme fortemente una flessione negli affari in Italia per un calo dei turisti cinesi causato dal nuovo virus è Attilio Briccola, ceo di Bric’s, storica azienda olgiatese di articoli da viaggio e accessori moda, ambasciatore dell’Italian style nel mondo. «Sabato volerò ad Hong Kong – dice Briccola – Mi fermerò solo 24 ore e mi atterrò a un programma prudenziale, ossia vita riservata, niente treno né metrò, solo albergo e appuntamenti di affari. Poi volerò a Manila. La piazza di Hong Kong ci vede protagonisti con il nostro negozio più importante sul mercato asiatico, l’altro è a Macao. Ambedue le sedi commerciali sono a rischio, la flessione del 70% delle vendite a Hong Kong l’abbiamo già in conto da cinque mesi per via delle proteste di piazza, ora si è aggiunto anche il virus a peggiorare la situazione. E temo che andrà a male anche sulla piazza di Macao, meta d’elezione per i cinesi a caccia di avventure al casinò. Con l’aria che tira c’è poco da far festa, rischia di essere una piazza bruciata. Abbiamo altri store monomarca in Cina con la formula del franchising, teniamo costantemente monitorata la situazione. Ma obiettivamente ci preoccupa di più la tenuta dei nostri 15 negozi sparsi in Europa di cui una decina solo in Italia. Temo che il vero tsunami arriverà con il crollo dei turisti cinesi, che sono grandi acquirenti dei nostri prodotti».
Forte preoccupazione ci riferiscono a microfoni spenti anche altre aziende lariane attive in Asia. Sono quelle che delocalizzano la produzione in Cina e temono che il flusso di manufatti realizzati dagli operai asiatici si interrompa con conseguenze pesanti sui fatturati. Per ora tengono monitorata la situazione, non fanno partire i loro manager alla volta della Cina, ma a non far dormire la notte come detto sono gli ordinativi: se la produzione industriale cinese si dovesse bloccare o non ripartire dopo le ferie per il capodanno cinese, come prevede la tradizione, saranno problemi seri anche sul Lario.
A chiarire la situazione è Maria Porro, direttore marketing della Porro Spa, azienda leader nel design dell’arredamento con sede a Carimate (105 dipendenti e 23 milioni di euro di fatturato nel 2019): «Abbiamo appena aperto negozi a Xian e Shanghai, la Cina per i nostri prodotti di alta gamma è un interlocutore assiduo e siamo molto preoccupati. Da almeno cinque anni per noi il mercato cinese è stato una voce in crescita nel bilancio. Ora abbiamo sospeso, in attesa di capire gli sviluppi, le partenze del nostro staff alla volta della Cina. A loro volta i nostri interlocutori che prevedevano voli per l’Italia hanno deciso di attendere».
La moda
Massima vigilanza per tutti i lariani che lavorano in Oriente. Fabio Panzeri, designer di moda comasco a Singapore, sottolinea l’efficienza della prevenzione nel Paese asiatico in cui vive e lavora: «Nella mia palestra gli addetti provano la febbre a tutti quelli che arrivano, abbiamo precise indicazioni per una scrupolosa igiene personale sui posti di lavoro e la nostra azienda ha emanato direttive che prevedono la quarantena per chi abbia viaggiato in zone esposte al contagio».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.