Economia

Turismo, il Lario battuto da Garda e Maggiore

alt Il convegno a Villa Gallia
A guardare il Lago di Como, che si stende maestoso ai piedi di Villa Gallia in una magnifica mattina di primavera, viene da chiedersi come ancora ci si possa interrogare sulle vocazioni turistiche del Lario. Bene ha fatto lo storico Fabio Cani a ricordare – in apertura del congresso che si è svolto ieri nella sede dell’amministrazione provinciale, su iniziativa della Federazione italiana degli agenti immobiliari, collegio di Como – come già sul finire del ’700 venissero dipinti splendidi affreschi

per decantare il nostro lago. Tutti i più grandi incisori inglesi, austriaci e tedeschi dell’epoca trascorrevano settimane sulle rive delle nostre dolci acque per produrre preziose opere che solo a metà dell’800, con l’avvento della fotografia, si sarebbero trasformate in più semplici cartoline.
A quel tempo, Villa Olmo era il simbolo della magnificenza del territorio e della sua capacità di edificare costruzioni così imponenti sul Lago di Como.
Il muro e il cantiere infinito sul lungolago non esistevano ancora. Eppure, come ha provato a ribadire anche il meeting di ieri a Villa Gallia, Como ha di fronte un’unica strada certa, ovvero quella di ripartire dal turismo, da quel brand “Lake Como” che ne ha segnato la storia negli ultimi due secoli. Ma i dati illustrati dal professor Giuseppe Muti dell’Università Insubria di Como, intervenuto ieri con una approfondita relazione, non sono per niente incoraggianti.
Dalla sua ricerca emergono infatti diverse criticità: prime fra tutte, salvo qualche rara eccellenza, l’odierna incapacità di offrire strutture ricettive adeguate alle richieste dei visitatori moderni, per la maggior parte stranieri, e una popolazione ancora impreparata ad accoglierli come una risorsa. Ragion per cui il Lario, nonostante una nomea a cinque stelle – il popolare magazine Huffington Post, nella sua versione online americana, ha definito il Lago di Como la migliore destinazione lacuale al mondo – viene messo alle corde dai cugini del Garda e del Maggiore capaci, nonostante tutto, di essere più ricettivi e meglio attrezzati. In buona sostanza essere i più belli non basta più. Poteva essere sufficiente nell’800, quando il turismo era un lusso concesso a pochi e viaggiare oltreoceano era praticamente impossibile. Oggi, invece, con un solo colpo di click si prenota un viaggio in Australia o si finisce segnalati in Rete con tutte le magagne del caso su TripAdvisor. Il viaggiatore, inoltre, come è emerso nell’incontro, si ferma a Como per una notte, massimo due, dimostrando che la nostra tanto sventolata vocazione turistica, almeno in questo terzo Millennio, è ancora tutta da costruire. Una questione annosa che potremmo chiosare così: abbiamo in mano le chiavi di una Ferrari, ma senza benzina anche un roboante 12 cilindri resta fermo ai box.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
Il panorama che ieri si poteva godere dal giardino di Villa Gallia, sede del convegno, era di per sé una cartolina per il Lario
15 maggio 2014

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