«Turismo in crescita ma manca una regia». Occupazione in costante aumento sul Lario

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Il sole di settembre rende ancor più evidente la vocazione turistica di Como. La città invasa dai visitatori, le code ai battelli e nei luoghi più belli del lago e la cornice di stranieri a passeggio in tenuta estiva confermano ancora una volta come la patria di Volta si stia lentamente trasformando, anno dopo anno, da culla del manifatturiero a luogo di richiamo per viaggiatori in arrivo da tutte le parti del mondo.
E a ribadire la grande richiesta di servizi legati al turismo arrivano i dati sugli occupati nel settore, presentati ieri mattina nella sede della Cgil di Como.
I numeri sono in costante crescita con il passare degli anni. A partire dal dato relativo ai dipendenti occupati negli alberghi e nelle altre strutture ricettive, come per esempio residence e bed & breakfast, che sono passati dai 2.441 addetti nel 2017 ai 2.900 del 2018. In crescita anche gli occupati nelle aree di campeggio e in quelle attrezzate per camper o roulotte: si passa da 134 lavoratori nel 2017 ai 159 del 2018. Un boom verso l’alto anche per chi si occupa di ristoranti e attività di ristorazione mobile (i sempre più famosi e diffusi eventi di street food ne sono un esempio), che fanno registrare un incremento, dagli 8.971 addetti del 2017 ai 9.645 del 2018. Sale, anche se con percentuali molto più ristrette, pure il numero di chi opera nel campo della fornitura di pasti preparati (catering per eventi) con 36 addetti nel 2017 contro i 55 dell’anno passato.
In leggerissima flessione, invece, le cifre che inquadrano l’andamento dei bar e di altri esercizi senza cucina, con un dato in diminuzione: l’anno scorso si era a quota 4.760 contro i 4.852 impiegati nel 2017.
Sono solo alcuni dei numeri che certificano come ci sia una richiesta sempre maggiore per tutto quanto è connesso al mondo del turismo. «E proprio per questo bisogna lavorare insieme per migliorare l’offerta e l’accoglienza – spiega il segretario della Cgil, Giacomo Licata – Como è sempre più accessibile, c’è però, innanzitutto bisogno di più servizi e collegamenti. In tal senso bisognerebbe pensare anche a nuove figure professionali che non siano solo camerieri e cuochi. Perché, ad esempio, sul territorio non si è mai pensato a un istituto tecnico superiore dedicato al turismo?».
Tornando alle cifre, bisogna anche esaminare la natura dei contratti in essere. Il dato che risalta maggiormente riguarda i contratti a tempo indeterminato, saliti dai 240 nel 2017 ai 930 del 2018 (+287,5%). Un più 9,9% invece nel settore dei contratti a tempo determinato, passati da 4.140 nel 2017 a 4.550 nel 2018. In crescita anche gli apprendisti, da 410 a 580. In discesa, invece, i lavoratori a chiamata, diminuiti del 30,3% (da 1.980 nel 2017 a 1.380 nel 2018). «Fondamentale per il futuro è discutere insieme per capire quale turismo vogliamo. Riteniamo che ci sia bisogno di una regia e di nuovi strumenti. È arrivato il momento di pensare a strumenti legati a politiche attive. La proposta è un bollino di qualità per le imprese rispettose dei diritti dei lavoratori, sulla scorta di quanto già fatto in altre zone d’Italia a vocazione turistica. Puntiamo a creare questo bollino entro l’inizio della prossima stagione turistica», chiude Licata.

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