Turismo, nei due mesi di lockdown “bruciati” 100 milioni di euro

Turisti turismo

Un 2019 da sogno. Un 2020 da incubo. Il turismo comasco si appresta a vivere la peggiore stagione degli ultimi decenni dopo aver celebrato l’anno migliore della sua storia. Quasi un contrappasso dantesco, impossibile da prevedere e potenzialmente distruttivo.
Lo ha spiegato in termini chiari Giuseppe Rasella, albergatore altolariano che nella giunta della Camera di Commercio di Como e Lecco ha la delega su Turismo e Cultura. «In 10 anni il turismo sul Lago di Como è aumentato di un terzo – ha detto Rasella – oggi le imprese attive nel settore sono oltre 7mila tra Como e Lecco e rappresentano il 20% dell’economia lariana. Il 2019 è stata la miglior stagione di sempre, con una crescita delle presenze dell’11,4%, tre quarti delle quali straniere».
Un comparto che il Covid-19 ha letteralmente piegato in due.
Il danno, per il territorio, è enorme. Il voluminoso rapporto che accompagna la 18° Giornata dell’Economia riassume, al capitolo turismo, cifre e scenari.
«Non si dispone al momento di dati turistici relativi al 2020 – scrivono i ricercatori di via Parini – tuttavia, sulla base dei dati del 2019, tenuto conto della chiusura pressoché totale delle strutture durante il lockdown, è stato stimato che nel periodo primaverile (marzo-maggio 2020) in Lombardia sono venute a mancare circa 10 milioni di presenze di turisti, pari al 23,6% del totale annuo; tra queste, oltre 7,5 milioni negli alberghi, pari al 73,7%». In termini di «spesa media dei turisti stranieri», secondo i parametri Istat e Banca d’Italia, la mancata presenza di questa ingente massa di vacanzieri comporta una perdita di circa 1,2 miliardi di euro, «così ripartiti: circa 514 milioni a Milano, 240 milioni a Brescia, circa 100 milioni a Sondrio e Como, 66 milioni a Varese, 60 milioni a Bergamo, 30 milioni a Monza e Brianza, 18 milioni a Mantova e Lecco, 13 milioni a Pavia, 11 milioni a Cremona e 6 milioni a Lodi».
La stima esatta della Camera di Commercio è di 103 milioni di euro di mancati incassi nella provincia di Como e di 19 milioni di euro in quella di Lecco.
Un gigantesco salasso al quale va aggiunto un altro dato, anch’esso drammatico: il drastico calo dell’occupazione stagionale. Nelle due province lariane, nel 2019, il settore turismo – in cui sono ricomprese le categorie «alloggio», «ristorazione», «agenzie di viaggio, tour operator, prenotazione e attività connesse», dava lavoro a quasi 26mila persone.
È del tutto evidente che una buona parte delle maestranze chiamate di solito a un impiego stagionale non verrà confermata. I numeri si conosceranno nei prossimi mesi, ma le previsioni sono pessimistiche.
L’aggettivo che Rasella ha utilizzato ieri per descrivere questo scenario spiega più di molte altre parole: «devastante». Anche in relazione alla pessima pubblicità legata alla pandemia. «Oggi tutti nel mondo conoscono la Lombardia e sanno persino dove si trova Codogno – ha detto Rasella senza nascondere la sua preoccupazione – bisogna tornare a dare segnali rassicuranti e promuovere il territorio in tutti i modi possibili». Il primo passo è un video presentato lunedì a Milano in anteprima e intitolato Lake Como Restarts: il Lago di Como riparte.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.