Turismo, Rasella: «L’Italia deve restare una meta sicura»

Turisti sul Lago di Como

Obbligo di almeno una dose di vaccino o tampone negativo non più vecchio di 48 anche per andare al ristorante o soggiornare in albergo. L’effetto green pass sul mondo del turismo era già evidente dal 1° luglio scorso, per chi si metteva in viaggio, ma ora potrebbe coinvolgere tutto il settore ricettivo e della ristorazione.
Un clima di incertezza che non aiuta gli imprenditori del settore.
«Noi eravamo abituati a programmare tutto in anticipo – dice Giuseppe Rasella, componente della giunta della Camera di Commercio di Como Lecco in rappresentanza del Turismo – ora continuano invece ad arrivare comunicazioni contrastanti, che creano anche confusione».
Per Rasella la sicurezza e l’uscita dalla pandemia devono passare dalla campagna vaccinale. «Si deve procedere senza esitazione – spiega – A fine luglio si deve avere la copertura. Se poi arriverà questa quarta ondata, come sembra, magari saliranno i casi, ma non i ricoveri. Dobbiamo evitare assolutamente di fare la fine della Spagna e della Grecia, anche come percezione sul turismo internazionale. L’Italia deve essere sempre considerata come una meta sicura grazie alle vaccinazioni». Riguardo al green pass, secondo Rasella, se diventerà obbligatorio tutti si adegueranno.
«Chi viaggia è già abituato a utilizzarlo – spiega – in altre nazioni viene già applicato per entrare nei ristoranti. Ci siamo abituati a lavorare con le mascherine in pochi giorni, ci abitueremo anche a questo. Ecco, se c’è un appunto da fare, riguarda il ruolo che si vuole conferire agli albergatori e ai ristoratori, di controllo in tema di salute pubblica. Ruolo che non ci appartiene, ma aspettiamo di leggere bene il decreto». Gli imprenditori sono in attesa e osservano le curve del contagio con grande attenzione, ma anche l’andamento delle vaccinazioni. «Nel Regno Unito i contagi sono saliti, ma non i ricoveri, sono tutti vaccinati, così le attività non si fermano».

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