Turismo, risorsa dimenticata dalle istituzioni

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di Giorgio Civati

Tra i molti problemi che la pandemia ha causato all’economia sia mondiale che locale, figura la situazione del turismo, uno dei settori più colpiti. Una questione che riguarda da vicino e intensamente anche il territorio lariano, che viene da anni di crescita del settore con apprezzamenti da ogni parte del pianeta.

Il lago con le sue ville da favola è diventato buen retiro di vip e magnati, imprenditori e politici che, insieme al bello, al fascino dei paesaggi, hanno puntato anche su investimenti immobiliari di certa rivalutazione nel tempo. Sono esplose le case vacanza, i B&B, le strutture ricettive. Sono cresciuti arrivi e presenze. Ma ora tutto questo sta subendo uno stop brusco, rischia di annullarsi.

Non è colpa dei comaschi, certo che no. Quello che è capitato va oltre la nostra immaginazione e contrastarlo è difficilissimo se non impossibile. Però, qualcosa manca. I singoli operatori ovviamente fanno tutto il possibile, sia come semplice sopravvivenza che come promozione, contatto con la clientela, lavoro concreto per quel poco che si può. Dalla nota catena di alberghi alla trattoria con vista lago, dal locale con vetrate sul primo bacino alla pizzeria, strutture di montagna comprese, ciascuno sopravvive alla meno peggio ma la situazione resta difficile. Lavoratori a chiamata, quasi nessuno; stagionali nemmeno; forza lavoro fissa ridotta al minimo.

Quella che appare assente, però, è un’azione comune. Anzi, per dirla più chiaramente, assenti ci sembrano le istituzioni, il fronte pubblico.

Le associazioni di categoria a livello locale ovviamente fanno il loro lavoro, e cioè difendono gli associati, protestano con Roma e Milano e magari anche con Como, chiedono rimborsi e sostegno ma soprattutto la possibilità di lavorare.  Che poi lavorare in campo turistico sarebbe comunque una tristezza: senza spostamenti possibili, senza presenze dall’estero, sarebbe comunque una cosa minima. Proprio per questo lanciare segnali positivi per tutto il territorio, rimarcare l’unicità e la bellezza del Lario, se non per oggi o domani per i mesi a venire, sarebbe utile, anzi indispensabile. Parti d’Italia si  stanno muovendo in questa direzione: la Regione Umbria e il Trentino Alto Adige per esempio stanno portando avanti pubblicità istituzionali per l’intero loro territorio. La Lombardia, per bocca dell’assessore competente Lara Magoni, lancia l’allarme: lo scorso anno il Paese ha perso flussi turistici per 78 milioni di arrivi e 240 milioni di presenze, in soldoni 53 miliardi in meno di ricavi rispetto al 2019.

In una situazione così pesante, Como rischia grosso come il resto dell’Italia.

È dunque il momento di cercare quello scatto d’orgoglio, di dimenticare rivalità e azioni sparse: Como contro Bellagio, Menaggio contro Torno, il lago contro la Brianza?

Assurdità, sempre ma ancora di più in questi tempi.

Il turismo è per tutto il territorio, e tutto il territorio è chiamato a fare qualcosa, amministrazioni in testa.

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