Turisti sorpresi e disorientati dal portale

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Le opinioni dei comaschi e degli stranieri
Una coppia di turchi: «Mai vista una cosa simile al mio Paese»

(g.a.) Piazza Matteotti e l’inizio del Lungolago Trento non sono certo la cartolina di benvenuto che si vorrebbe regalare agli stranieri giunti a Como per ammirare le sue bellezze naturali, artistiche e architettoniche. Gli alti pannelli di legno, che dovrebbero limitare il cantiere delle paratie, fanno a malapena intravvedere il lago, e da pochi giorni c’è anche il portale anti-camion, per impedire il transito di veicoli alti più di 2,40 metri e pesanti più di 3,5 tonnellate. Ai comaschi questo

impianto non è piaciuto fin da subito, tanto che l’assessore alla Viabilità, Daniela Gerosa, ha dovuto ribadire la temporaneità della struttura segnaletica.
Una coppia di sposini turchi, in arrivo da Milano con il treno, si ferma per chiedere cosa sia. «Al mio paese – dice Cemile Uzumls Ozdemir – non ho mai visto una cosa simile, e non mi piace». Prima di incamminarsi, si premurano di domandare dove si trovi la zona turistica della città. Dall’altra parte della strada, all’ombra dei tigli, Ettore Rea definisce il portale «un vero e proprio obbrobrio, da demolire immediatamente».
«Sono 56 anni che abito a Como – dice il pensionato – e non ho mai visto niente di così brutto, e mi riferisco anche al cantiere delle paratie». In mezzo a tutte queste voci di condanna risuona flebile quella di una giovane che dell’arte ha fatto la sua vita. Giada Gherardi, direttore di una galleria d’arte in centro città, considera una scelta intelligente quella fatta dal Comune se l’intenzione è quella di evitare ulteriori danneggiamenti alla strada e paragona l’arco metallico a «un’installazione di arte contemporanea». In Gran Bretagna, dice una turista inglese a passeggio con il marito, sono abituati a vedere questo tipo di strutture segnaletiche. «Comprendo – dice Elisabeth Sunders – il malcontento dei cittadini, ma se è utile a evitare ulteriori danni non credo che il portale debba essere rimosso».
È dello stesso parere il titolare del bar “Lario”, a pochi metri da Piazza Matteotti. «Non c’erano alternative all’arco – afferma Flavio Grisorio – anche perché molti camionisti non rispettavano il divieto di transito quando non c’era ancora la pattuglia della polizia locale a sorvegliare il traffico».
I proprietari della gelateria “Chiara”, di fronte all’entrata pedonale della stazione ferroviaria, lamentano il fatto che la loro zona sia stata seriamente danneggiata dai lavori sul lungolago e da questa nuova segnaletica. Il gestore, Angelo Suriano, è consapevole che non esista «una bacchetta magica con la quale risolvere i molti problemi della città», ma è dell’idea che i lavori di ripristino del ponte sulla darsena debbano partire al più presto. La moglie che l’aiuta dietro il bancone, Carmen Alberio, aggiunge però che «la struttura è stata progettata erroneamente, perché non permette il transito dei mezzi di soccorso, come ambulanze e camion dei vigili del fuoco».
La privazione della vista sul lago è una tasto dolente, soprattutto per il proprietario del bar pasticceria “Monti” di piazza Cavour. Nando Colombo, sebbene riconosca la necessità dell’intervento, si sfoga dicendo che «sarebbe stato meglio se l’avessero costruito in legno, l’impatto sarebbe stato certamente meno deciso e violento».

Nella foto:
Il portale segnaletico eretto all’imbocco del lungolago serve per impedire il transito dei veicoli alti più di 2,40 metri (fotoservizio Mattia Vacca)

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