«Tutta colpa degli accordi bilaterali» Perché Ticino e Lombardia sono in crisi

L’intervista
Il delegato cantonale ai rapporti transfrontalieri: «Dobbiamo conoscerci meglio»
Nel luglio di quest’anno, al culmine di una stagione di polemiche seguite anche al voto referendario del 9 febbraio, il governo di Bellinzona ha nominato un proprio delegato per i rapporti transfrontalieri. Una sorta di “ambasciatore” al quale è stato affidato il compito specifico di «rappresentare gli interessi del Cantone nei confronti delle Regioni confinanti».
Il plenipotenziario di Palazzo delle Orsoline è Francesco Quattrini, 43 anni, diplomatico di carriera con alle spalle lunghe missioni consolari in Africa e in America Latina.
Dall’inizio di settembre Quattrini è al lavoro sui molti dossier aperti. Non senza difficoltà. «Il contesto generale tra Svizzera e Italia – dice – è caratterizzato da una situazione di tensione, cresciuta in particolare a cavallo tra il 2009 e il 2011. Con l’inserimento della Confederazione nella cosiddetta black list e con la conseguente decisione di bloccare i ristorni da parte del Ticino si è toccato probabilmente il fondo delle relazioni bilaterali».
Nei mesi successivi il clima non si è rasserenato.
«Purtroppo altre questioni si sono aggiunte alle precedenti. Ad esempio, il tema dei trasporti ferroviari, con il mancato completamento della Stabio- Arcisate; o le incertezze sul raccordo Alptransit a sud di Lugano. Sono situazioni che creano sfiducia tra le parti e influiscono sulla qualità delle relazioni».
Il tema di fondo sembra però essere la fortissima pressione esercitata sul mercato del lavoro ticinese.
«Il Ticino subisce le conseguenze negative della libera circolazione delle persone che non è stata gestita come sarebbe stato auspicabile. Le misure di accompagnamento applicate dalla Confederazione non sono state incisive. Per il Ticino questo si è tradotto in un effetto di sostituzione nel mercato del lavoro in determinati settori e in una crescita del dumping salariale».
I frontalieri sono ormai diventati il bersaglio di una parte politica importante del Cantone. Eppure, lo sviluppo del Ticino è chiaramente legato al lavoro dei frontalieri. Non le sembra che anche a livello di analisi si dovrebbero cambiare quantomeno i toni?
«È logico che il Ticino ha bisogno dei frontalieri. C’è una situazione di vantaggio reciproco tra noi e le province italiane di confine. Ma il dumping è un problema reale. Così come reali sono altre questioni molto sentite dal cittadini ticinesi, quali ad esempio la mobilità difficile e l’inquinamento ambientale legato all’intasamento delle strade nel Luganese e nel Mendrisiotto».
Insisto sul punto. In Ticino c’è una questione culturale, oltre che politico-economica. In altri Cantoni di frontiera non ci sono movimenti di opinione così radicalmente ostili ai frontalieri.
«Come ha dimostrato un recente studio dell’Osservatorio sulle politiche regionali di Losanna, l’oggetto della critica non è il frontaliere in sé ma la gestione degli effetti negativi della libera circolazione. Questo tipo di reazioni non sono peculiari del Ticino, hanno caratteristiche simili ovunque sorga il problema dell’immigrazione. Bisogna poi aggiungere che il rapporto tra Ticino e Italia è diverso rispetto a quello tra la Francia e il Ginevrino o tra la Germania e la Regione di Basilea».
Non si può negare, però, il dato di fondo di un clima politico-sociale, da parte ticinese, sensibilmente avvelenato da dure campagne condotte negli ultimi anni da alcune forze politiche, Lega e Udc in particolare.
«Siamo vicini ma ci conosciamo meno di quanto sarebbe necessario. In Ticino si parla dell’Italia soltanto quando emergono questioni negative, c’è poca compenetrazione nel sistema dei media, e viceversa. Aggiungo anche che molte delle decisioni che riguardano la vita del Ticino o di Como sono prese a Berna o a Roma. La conoscenza della realtà di frontiera da parte delle autorità nazionali italiane è blanda. Il problema è serio perché potremmo risolvere meglio le nostre questioni se le Province o la Regione avessero più competenze per la gestione dei rapporti di vicinato. C’è poi un altro elemento».
Quale?
«Uno dei punti critici nel negoziato italo-elvetico è che al tavolo della trattativa si parla inglese. Se si usasse l’italiano, lingua nazionale in entrambi i Paesi, il livello di sensibilità interculturale e di comprensione reciproca sarebbe maggiore».
A proposito di negoziati, dopo l’approvazione della legge sulla voluntary disclosure, l’intesa sul fisco potrebbe subire una rapidissima accelerazione. In Ticino c’è molta paura in proposito, soprattutto per le possibili ripercussioni sul sistema bancario del Cantone.
«La voluntary disclosure è una legge globalmente positiva poiché vuole fare emergere capitali occulti. La piazza finanziaria svizzera ha deciso da tempo di gestire soltanto capitali puliti e dichiarati».
Ma allora da che cosa derivano le preoccupazioni di larga parte del sistema finanziario ticinese?
«L’accordo tra Stati non deve essere discriminante per la Svizzera che ha il problema di uscire dalla black list entro i sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge. I tempi stretti imposti dalle norme italiane non devono però penalizzare la Confederazione che auspica anche una revisione dell’intesa del ’74 sulla doppia imposizione».
Intesa che tuttavia preoccupa, e non poco, i Comuni italiani di frontiera che temono una riduzione drastica dei ristorni fiscali.
«Capisco la preoccupazione dei Comuni di frontiera. È importante sottolineare che il Ticino ha fatto proposte al tavolo del negoziato che vanno sì nella direzione della crescita delle proprie entrate fiscali ma salvaguardando i Comuni di frontiera. La verità è che l’accordo sulla fiscalità è stato sin qui logorante. Una volta concluso con un risultato equilibrato che rispetti gli obiettivi del Cantone si potrà aprire una fase più serena di discussione».

Da. C.

Nella foto:
Stranieri
L’elettorato del Canton Ticino, negli ultimi anni, si è caratterizzato come uno dei più ostili agli stranieri. Lo dimostrano i risultati dei voti popolari su vari referendum

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