«Tutta l’area del Sinigaglia da riqualificare». Le società sportive chiedono voce in capitolo

Stadio Sinigaglia veduta aerea

«Il discorso di ristrutturazione dello stadio è in una fase embrionale, ma quando diventerà più operativo riteniamo sia giusto coinvolgere le società sportive della zona». È un coro unanime quello dei dirigenti di Aero Club Como, Canottieri Lario, Yacht Club – i sodalizi di viale Puecher – e di Tennis Como, che ha la sua base a Villa Olmo, ma che in un discorso di riqualificazione generale della zona sarebbe comunque interessato dal progetto. «La questione è già stata affrontata con gli amici delle altre società – dice Davide Calabrò, vicepresidente dello Yacht Club Como – Riteniamo che l’eventuale risistemazione non debba riguardare solo l’impianto, ma tutta la zona. Sarebbe bello avere una vera cittadella dello sport che coinvolga anche il Tennis Como e i campi di Villa Olmo».
«Peraltro – aggiunge – con un piano serio si andrebbe a togliere quel degrado che ora purtroppo caratterizza l’area». Calabrò fa una rivelazione che riguarda lo Yacht Club: «Purtroppo la nostra sede è stata oggetto di raid notturni. Abbiamo dovuto prendere accordi con un istituto di vigilanza e da qualche tempo c’è un guardiano notturno fisso che controlla la situazione».
«Ovvio che un miglioramento della zona andrebbe a sanare lo stato delle cose sotto ogni punto di vista – conclude il vicepresidente – Sarebbe auspicabile un progetto strutturale, dunque, con quel coraggio che la città di Como in troppe situazioni, ha dimostrato di non avere. Noi siamo ovviamente disponibili a fare la nostra parte e a dare un contributo».
Quello del coraggio è un discorso che affronta anche il presidente dell’Aero Club Giorgio Porta. «Qui mancano il coraggio e la voglia di mettere seriamente mano alla città – sostiene – E lo dico da comasco. Personalmente ritengo che, in generale, uno stadio in mezzo alla città non abbia più senso. Del resto lo dimostrano le recente scelte fatte nel nostro Paese, dove impianti posti nei centri sono stati poi sostituiti da strutture in periferia, con parcheggi, servizi e vicinanza alle arterie viabilistiche. Peraltro in molti casi proprio la presenza di nuovi stadi è andata a riqualificare zone poco frequentate e anche malfamate».
«La mia opinione è che in un futuro, una struttura così in centro non dovrebbe più avere ragione di esistere – spiega ancora Porta – Al di là di questa mia valutazione ritengo che l’Aero Club debba avere voce in capitolo per due ragioni. La prima è istituzionale: lo stadio è a pochi metri dall’idroscalo di Como, che è un aeroporto al pari di Malpensa o di Linate. E quindi ogni ragionamento non può non considerare questo aspetto. Noi ne siamo l’ente gestore per conto di Enac».
C’è poi una seconda prospettiva: «Siamo una associazione sportiva che con il Sinigaglia confina – conclude – e pensiamo che sia giusto poter affrontare con le parti in causa l’argomento quando non sarà più embrionale, ma diventerà più concreto e si ragionerà per davvero su cosa fare per l’impianto e per l’area, pensando non soltanto a viale Puecher, ma anche a tutto lo spazio del primo bacino fino a Villa Olmo».
Leonardo Bernasconi, presidente della Canottieri Lario, ribadisce un discorso a cui tiene. «Tutte le società che si trovano nell’area hanno una storia, soci da tutelare, oltre all’attività agonistica dei loro portacolori. Senza sottovalutare anche l’aspetto commerciale, visto che, sia noi che lo Yacht Club, abbiamo ristoranti e gestori che di quello vivono – afferma – Aspetti di cui tenere conto in un eventuale piano di ridisegno completo della zona, visto che si era parlato di chiudere al traffico automobilistico viale Puecher».
«Da parte nostra – conclude Bernasconi – vi sono sempre la massima disponibilità al dialogo e apertura verso alla città: siamo disponibili al confronto e pronti a essere parte in causa quando ogni questione che riguarderà il territorio diventerà sostanziale».
Chiara Sioli, presidente del Tennis Como, guida una società che è stata presa in considerazione anche dagli altri dirigenti, che pensano a un discorso di riqualificazione su un ambito che vada oltre le strade attorno al Sinigaglia. «Anche noi siamo disponibili a dare una mano e un contributo per ogni aspetto che possa portare a migliorare la città», dice.
Per quanto riguarda lo stadio, la sua situazione e un eventuale spostamento, Sioli è divisa tra la razionalità e la mozione degli affetti. «Mi piange il cuore a vedere il Sinigaglia, per come è fatiscente – spiega – E lo dico da tifosa del Como, da appassionata che lo frequentava. Il primo ragionamento da fare sarebbe forse quello di valutare un eventuale spostamento e di fare una rivoluzione complessiva di tutta la zona».
«Ma allo stesso, tempo e questo lo dico con il cuore – sostiene ancora Chiara Sioli – continuo a pensare che il nostro impianto sia il più bello per la sua posizione unica. Andare a vedere una partita del Como non è come dalle altre parti. C’è un’aria diversa, ci sono sullo sfondo il lago, il Monumento ai Caduti, Villa Olmo, le nostre montagne. Non riesco a pensare a qualcosa di più bello o alle partite degli azzurri da un’altra parte. La conclusione? Servirebbe un giusto compromesso che tuteli la zona, i residenti, il Calcio Como, gli appassionati e tutte le persone e società coinvolte».

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