Tutte le anime della città per l’addio ad Alberto Botta

Stipata la chiesetta del Gallio, in duecento in piazza Cacciatori
La chiesa del Collegio Gallio, scelta dalla famiglia per l’ultimo saluto ad Alberto Botta, è troppo piccola.
Si riempie ben prima delle 14 e così autorità, sportivi, conoscenti e gente comune si fermano sul sagrato fino ad occupare tutta piazza Cacciatori delle Alpi che, guarda caso, è una delle zone del capoluogo riqualificate durante i due mandati dell’ex sindaco.
Tutte le anime della città ieri hanno voluto presenziare al funerale dell’ex amministratore, del commercialista

, del presidente del Coni provinciale (nonché membro di quello regionale).
Don Isidoro Malinverno ha officiato il rito funebre con padre Livio Balconi e padre Giovanni Benaglia (nuovo rettore del Gallio).
Dopo aver accennato al loro ultimo incontro, una ventina di giorni fa, quando Botta era alla vigilia dell’ennesima chemioterapia, ha spiegato: «Mi sento di dire poche cose su Alberto e lo faccio partendo dalla celebre parabola del Vangelo, sui cinque talenti. Ebbene, Alberto li ha trafficati tutti. Nella famiglia, nella professione, nello sport e nell’impegno civile. Così, oggi, tutti gli dobbiamo qualcosa. O molto. Questa è una città che ha amato e ha servito. Addio Alberto, arrivederci» e, a questo punto, la voce del prete e dell’amico viene rotta dalla commozione.
In chiesa, in prima fila, ci sono da una parte la famiglia, la vedova Lorenza con i tre figli Stefano (che ora dovrà portare avanti lo studio del padre), Marco e Federico, poi il fratello Giuseppe, avvocato, già presidente dell’ordine forense, e i congiunti più stretti. Sul banco accanto, il sindaco Stefano Bruni, avviato dallo stesso Botta alla politica, che lo volle come assessore, il prefetto Michele Tortora e il vicepresidente della Provincia, Paolo Mascetti, già assessore e vicesindaco di Botta. E sono moltissimi i politici attuali e di allora, si va dai veterani Forni e Pigni agli esponenti di maggioranza e opposizione attuali.
Molti i dirigenti comunali, da Lorini a Ghioldi, e anche in questo settore non mancano gli ex come Belmonte e Tajana. Ci sono gli avversari politici, sempre sconfitti da Botta nella corsa a sindaco di Como, come Emilio Terragni. E poi c’e tutto il mondo dello sport lariano. Difficile, in questo caso, ricordare tutti. Si passa dai veterani Livio Prada (con lo stendardo del Calcio Como), Angelo Tenconi (con quello del Moto Club Como) e Cesare Baroni (Veterani dello Sport) agli ex campioni come Viviana Ballabio, a quelli attuali come Gaia Marzari della Canottieri Lario. Decine e decine i dirigenti.
Padre Livio Balconi ricorda il rapporto tra Botta e il Gallio, dove il commercialista prese la maturità classica nel 1964. Anni più tardi, il futuro sindaco chiederà a un indimenticato sacerdote del Gallio, padre Giovanni Battista Pigato, di celebrare le sue nozze con Lorenza. Ed è proprio la vedova a commuovere i presenti con una poesia di Sant’Agostino che chiude con «grazie Alberto per avermi scelta come compagna della tua vita, grazie per avermi aiutata a crescere i nostri tre meravigliosi ragazzi. Adesso, però, ti prego, aiutami a continuare a vivere senza di te». Poi è la volta della lettera al padre che non c’è più del figlio minore, Federico. La folla si apre per lasciare passare il feretro. Il dolore sfocia in un applauso spontaneo. Un tributo che si riserva soltanto ai grandi.

Paolo Annoni

Nella foto:
Le autorità nel primo banco della chiesa del Gallio: da sinistra, il vicepresidente della Provincia, Paolo Mascetti, il prefetto Michele Tortora e il sindaco Stefano Bruni

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