Tutti contro l’arco di ferro che “decapita” i camper. Gaddi: «Casello autostradale»

altIl lungolago della discordia
Problemi anche per chi porta le bici sul tetto dell’auto

Brutta è brutta, non ci sono dubbi. L’arco del lungolago di Como che deve impedire ai pullman di transitare nel tratto tra la gelateria Ceccato e piazza Cavour è un pugno in un occhio. Quattro putrelle di ferro bullonate assieme, dalle quali pendono catenelle d’acciaio con i cartelli. Il tutto dipinto a strisce bianconere.
E dopo la levata di scudi degli albergatori, ieri sono le categorie più disparate a sottolineare il disagio, a iniziare da chi ora non può più passare dal lungolago

nonostante sia alla guida di un mezzo con un peso inferiore ai 35 quintali, leggasi i camperisti e quei cicloturisti abituati a mettere le loro due ruote sul tetto dell’auto.
«Non capisco perché si sia messo un limite di altezza per un problema relativo al peso dei veicoli – dice Fabio Mondelli, camperista comasco con esperienza di viaggi in mezzo mondo – La maggior parte dei camper si guida con la patente B e quindi non supera i 35 quintali, ma i mezzi mansardati possono superare i 270 centimetri di altezza, quindi verrebbero “decapitati” dal portale di ferro».
Un discrimine non giustificato in una città peraltro che non ha mai favorito questo tipo di turismo. «È l’ennesimo attacco alla categoria – dice ancora Mondelli – tutti chiedono perché a Como non vi siano piazzole attrezzate, perché ci siano parcheggi dove possono sostare i camion, ma invece i camper vengono multati e ora con il portale si vogliono escludere i camperisti anche dalla vista del Lago di Como da piazza Cavour, uno dei luoghi più incantevoli del mondo. Anche noi paghiamo bollo e assicurazione e se il problema del lungolago è legato al peso dei veicoli, questa discriminante dell’altezza va contro il Codice della strada», conclude.
L’architetto Michele Roda, già presidente di Legambiente a Como, comprende invece la necessità di trovare una soluzione provvisoria e veloce, ma sottolinea un problema. «In città vi sono cose ben più brutte del portale – dice Roda – che però può essere una trappola per i cicloturisti che portano le bici sul tetto». Manubri e selle rimarranno intrappolati nelle catenelle.
Daniele Brunati degli Amici di Como temporeggia sul manufatto così vicino al tratto di passeggiata recentemente inaugurato e dice: «Si tratta di una cosa provvisoria, l’importante è che sia utile». Piercesare Bordoli, presidente della Famiglia Comasca, è invece sbalordito: «Quel portale fa schifo, opere simili le mettano sull’autostrada e non sul nostro lungolago». E poi attacca l’assessore Daniela Gerosa e l’ufficio tecnico di Palazzo Cernezzi. «Mi chiedo perché chi fa le cose non consulti mai chi ha esperienza. Vedo troppa presunzione. Il mio obiettivo è sempre collaborare, ma la presunzione è cattiva maestra e nessuno pensa più di consultarsi con chi ha i capelli grigi» spiega ancora Bordoli.
E poi rimane allibito quando gli si dice che quel portale è costato 14mila euro.
«Quanto? Ma non erano mica finiti i soldi? Sono 28 milioni di vecchie lire, francamente non mi capacito della cosa».
La stoccata finale al portale del lungolago arriva da Sergio Gaddi, consigliere di opposizione ed ex assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi. «Mi sembra un brutto casello autostradale – dice Gaddi – D’altra parte non mi stupisco più del gusto di alcuni assessori di scarsa esperienza».
Gaddi prova poi a metterla sul ridere. «La strada del cambiamento della giunta di Mario Lucini – dice l’ex assessore alla Cultura – è giusto che parta da un bel casello che ne segni quantomeno l’inizio».
Quando si spiega a Gaddi che l’assessore Gerosa ha ribadito la temportaneità dell’opera, lui risponde: «Una provvisorietà dichiarata che contrasta con la granitica solidità del manufatto. Potrebbe tranquillamente fermare anche l’atterraggio di un F35», conclude ironico.

Paolo Annoni

Nella foto:
L’assessore e il portale
Sopra: Daniela Gerosa, architetto, ha la delega ai Lavori pubblici e alla Viabilità. A destra, il portale contestato

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