Tutti gli errori di gestione visti dalle minoranze

Palazzo Cernezzi

Il possibile addio di un altro assessore non poteva lasciare indifferenti le opposizioni di Palazzo Cernezzi. Che all’unisono ieri hanno messo in evidenza la fragilità della maggioranza di centrodestra al governo di Como da meno di due anni. «Siamo all’assurdo – ha detto Stefano Fanetti, capogruppo del Pd – un’amministrazione che non si regge in piedi perde i pezzi uno via l’altro. Mi sembra che la responsabilità sia del sindaco che non è mai riuscito a fare squadra e a creare un clima positivo né in giunta né in consiglio».

Per Fanetti «non si vedono all’orizzonte altre possibilità che non siano le dimissioni. Se anche Galli, che ha sempre dimostrato entusiasmo e passione, è arrivato a questo punto la strada è obbligata. Spiace per la città, l’assenza di ogni capacità progettuale e il clima di rissa continua sta costando molto caro a tutti i cittadini».

Di «autentico colpo di scena» parla Bruno Magatti, consigliere di Civitas e assessore all’Ambiente e ai Servizi sociali nella precedente giunta. «Lo stress a cui si è sottoposti quando si assumono incarichi pubblici è molto elevato – dice Magatti – il mondo esterno ha aspettative elevate e non ti perdona nulla. Nel caso di Como il problema è a monte, riguarda il come si è costruita la squadra di governo, Gli squilibri sono stati chiari da subito».

L’errore più grave commesso dal centrodestra, dice ancora Magatti, «è stato di non curare il nuovo assetto del “sistema Comune” alla luce delle difficoltà nate con lo spostamento o la sostituzione dei dirigenti. Inoltre, il sindaco non ha capito che il governo della città presuppone figure chiave come l’ufficio di gabinetto o di segreteria cui affidare l’aspetto organizzativo. È un grave errore pensare che l’assessore al Personale possa sovrintendere al cosiddetto “benessere organizzativo”. Alla politica competono gli stili, non le pratiche».

Enrico Cenetiempo, capogruppo di Forza Italia, sottolinea come al momento non sia stato «colmato il malessere interno che pure noi avevamo denunciato alcun mesi fa. Lo sfogo di Galli è la riprova che il nostro non era un gesto dettato da irruenza o calcolo politico». Il riferimento è alla decisione di Forza Italia di uscire dalla giunta pur continuando a sostenere l’esecutivo dall’esterno. «Avevamo capito prima di altri che qualcosa non funzionava, adesso ci sono le prove, cosa che non mi fa contento visto che a soffrire è la città».

Netto il giudizio critico di Alessandro Rapinese, capogruppo della lista Rapinese sindaco. «Mi sembra comprensibile la decisione di Galli di andarsene – dice – in giunta non c’è un play maker che ti aiuta o coordini il lavoro. Il vero errore dell’assessore è stato forse essersi candidato nella lista di un sindaco con zero esperienza. Io non andrei mai a camminare in montagna con un neofita, almeno nelle prime uscite mi farei condurre da una guida alpina».

L’assessore Galli, conclude Rapinese, «appena ha avuto modo di ragionare un attimo ha capito che tre anni così non si reggono. Meglio dimettersi».

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