Cronaca

Tutti gli indizi che pesano sul capo del pescatore

altVersioni a confronto
«Saltò volutamente l’appuntamento e tese alla vittima un agguato»

(m.pv.) Le versioni di accusa e difesa sono all’opposto. Abbiamo dunque sintetizzato (per quanto possibile) le posizioni: quella del pm e quella dei legali di Cerfoglio.
Il Movente
Franco Cerfoglio aveva un movente: un debito di quasi mille euro per della droga acquistata. Non aveva ancora restituito i soldi e per questo era stato picchiato due volte. Motivi più che sufficienti perché quei soldi «sono cifre significative per chi non guadagna tanto».

Per la difesa invece il debito era basso (100 euro) e soprattutto tra le parti non c’era animosità. «I pestaggi furono tra due persone ubriache».

L’Appuntamento
Cerfoglio fu l’unico a contattare la vittima per 25 volte in quella giornata. Fissò l’appuntamento per saldare il debito. Ma a quell’appuntamento non si trovarono mai. L’accusa sostiene che il pescatore volutamente non si fece trovare: «Lo attirò nel punto in cui si era appostato, ecco perché tutte quelle telefonate. Non è spiegabile in altro modo che i due non si trovarono a Domaso in pieno inverno, nonostante tutti quei contatti». La difesa sostiene invece che Cerfoglio, spaventato dalla vista di due persone all’ostello, luogo scelto per l’incontro, decise di salire in barca e attendere Sandrini in mezzo al lago.
La barca per fuggire
Il pm contesta duramente come sia stato possibile che Cerfoglio dal lago, una volta perso l’appuntamento, non abbia visto sopraggiungere Sandrini dalla pista ciclabile. In pieno buio, a gennaio, «le luci della bici della vittima avrebbero dovuto essere visibili. Se non è stato Cerfoglio a sparare, deve almeno aver visto chi commise l’omicidio». L’accusa insiste su un altro punto: Cerfoglio salì sì in barca, ma per raggiungere la pista ciclabile dal lago, tendere l’agguato e allontanarsi di nuovo gettando la carabina nel lago.
La polvere da sparo
Sul giubbotto di Cerfoglio sono state trovate tracce di polvere da sparo. Per la difesa 3 particelle sono poche («avrebbero dovuto essere 100») e non sarebbe esclusa la contaminazione.
Le telefonate
Dopo il delitto le numerose telefonate tra i due cessano. È la prova, per l’accusa, che Cerfoglio sapeva ciò che era avvenuto. La difesa invece ritiene che proprio per costruirsi l’alibi, il pescatore avrebbe dovuto continuare a telefonare alla vittima.
Le caramelle ai fiori di sambuco
Sul luogo dell’agguato sono state trovate carte di caramelle ai fiori di sambuco non proprio diffusissime. Le stesse trovate in casa di Cerfoglio. Per la difesa fu la vittima a prenderle dalla casa per poi mangiarle mentre si trovava sulla pista ciclabile con un interlocutore misterioso.
La traiettoria dei colpi
Per l’accusa l’omicida esplose i colpi dalla pista ciclabile, cosa confermata anche dalla ricostruzione dell’anatomopatologo. La difesa invece offre una versione opposta: chi sparò lo fece dalla Regina, quattro metri più in alto, dopo che Sandrini si era fermato a parlare con qualcuno. Bisogna però spiegare come sia stato possibile che i bossoli siano stati trovati in un’area ristretta sulla ciclabile.

23 ottobre 2014

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