Cronaca

Uccise il padre: ora chiede di parlare con il pm

altFino ad oggi si era avvalso della facoltà di non rispondere
Eder Jhonny Cutipa Dominguez scrive una lettera in procura: «Voglio essere sentito»

(m.pv.) «Sì, quello che è stato raccontato da mia sorella e da mia madre è tutto vero. Sono stato io a uccidere mio padre, e voglio parlare con il magistrato». Eder Jhonny Cutipa Dominguez, il peruviano in

carcere dall’8 febbraio 2013 con l’accusa di omicidio per aver messo fine alla vita del padre (Manuel Jhony Venancio Ramirez Dominguez, 50 anni) con un colpo di coltello al cuore, ha deciso di rompere il muro di silenzio dietro cui si era trincerato e di raccontare al pubblico ministero quello che è avvenuto quella drammatica notte. Una lite, esplosa all’improvviso dopo aver trascorso una giornata con il padre a Milano, e degenerata nel pieno della notte quando dopo aver brandito due coltelli l’arrestato, 29 anni, colpì il genitore al petto con un solo violento colpo che frantumò anche le costole. Un delitto che andò in scena nella casa dove la famiglia viveva, a Lurago Marinone in piazza Roma. Ora, il patricida ha scritto una lettera in procura a Como per chiedere di essere ascoltato. Incontro che potrebbe già avvenire la prossima settimana. Nell’imminenza dell’arresto, infatti, il giovane non riuscì a sostenere l’interrogatorio di fronte al giudice delle indagini preliminari di Como, in quanto ancora sotto shock per l’accaduto e per il delitto commesso. Così, Eder Jhonny Cutipa Dominguez, assistito dagli avvocati Renato Papa e Stefano Legnani, si avvalse della facoltà di non rispondere. Ora però il cambio di posizione, e la volontà di parlare al magistrato che lo sta indagando partendo però da un punto fermo: «Quello che hanno già dichiarato mia madre e mia sorella in merito a quella sera è tutto vero». Infatti, la convivente del 29enne, spaventata dalla lite violenta, prese in braccio il figlioletto di appena tre anni e corse a chiamare la madre di Eder (ed ex moglie di Venancio) e la sorella che fecero appena in tempo ad arrivare per poi assistere al fendente mortale. Un colpo inferto con un coltellaccio da cucina della lunghezza di 21 centimetri che non lasciò scampo al genitore che, tra l’altro, all’indomani avrebbe dovuto far rientro in Perù lasciando per sempre la famiglia a Lurago Marinone.

Nella foto:
Il caseggiato affacciato su piazza Roma a Lurago Marinone dove è andata in scena la lite mortale tra padre e figlio
3 marzo 2013

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Redazione Corriere di Como redazione@corrierecomo.it


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