Uccise la ex in una tenda nel bosco: la Procura chiede il processo

Tribunale di Como, Palazzo di Giustizia

La Procura di Como, pubblico ministero Maria Vittoria Isella, ha chiesto il giudizio immediato per Cherki Majjad, 46enne marocchino, in Italia senza fissa dimora.
L’uomo, che viveva in una tenda nel bosco tra Lomazzo e Cadorago, è accusato di aver ucciso, strangolandola, una connazionale 48enne con cui aveva avuto tempo addietro una relazione. Delitto che sarebbe avvenuto proprio nella tenda di Lomazzo, dove la vittima è poi stata rinvenuta.
Lo straniero fu arrestato in tempi record, già nel pomeriggio successivo, dopo una inchiesta congiunta condotta dai carabinieri della Compagnia di Cantù e dagli uomini della polizia locale di Milano. Il delitto risale alla notte tra il 24 e il 25 settembre. L’uomo (che parla correttamente l’italiano e vive da anni nella Penisola) era stato infatti fermato in piazzale Lugano a Milano alle ore 15 del 25 settembre: nel corso di un normale controllo dei documenti, aveva spontaneamente parlato con i vigili della donna morta nella sua tenda, conducendo gli inquirenti sul punto esatto dove si trovava.
Nello stesso tempo, un connazionale 30enne che aveva visto la donna senza vita (tranquillizzato a suo dire dall’indagato: «Sta dormendo») era corso dai carabinieri di Lomazzo per portarli nello stesso punto in cui si trovava il cadavere. Di fronte al pm, la sera dell’arresto, sentito nel palazzo di giustizia lariano, il 45enne aveva confermato le proprie responsabilità che avevano portato al fermo, dicendo che era poi scappato da Lomazzo prendendo un treno in direzione Milano. Di fronte al gip, tuttavia, cambiò più di un passaggio aggiungendo particolari che hanno reso necessario un supplemento di inchiesta, compreso quello di un taglio nella tenda trovato all’indomani proprio in concomitanza del punto dove la donna giaceva, come se qualcuno dall’esterno potesse averla uccisa. Il marocchino aveva raccontato che lui e la sua ex si erano incontrati dopo un po’ di tempo che non si vedevano, che avevano trascorso del tempo assieme e che poi avevano litigato, ma aveva anche detto che al momento di addormentarsi la donna era viva. Al risveglio, a suo dire, l’aveva trovata morta. Motivo che l’avrebbe spinto a fuggire spaventato a Milano dove poi era stato fermato.
Per la Procura non vi sono invece dubbi che fu lui, al termine della lite, a strangolare la donna e a causarne il decesso.

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