Uccise la suocera, chiede l’Abbreviato. Il fatto di sangue a Vighizzolo il 1° ottobre del 2019

Omicidio Vighizzolo

Ha chiesto di poter usufruire del rito Abbreviato che gli è stato concesso. L’udienza è poi stata rinviata a luglio, sempre di fronte al giudice dell’udienza preliminare di Como, Laura De Gregorio.
Ha preso il via ieri mattina in Tribunale il processo per l’omicidio, nell’ottobre dello scorso anno, di Celestina Castiglia, la pensionata di 79 anni uccisa nella sua casa a Vighizzolo di Cantù.
L’imputato è Massimiliano Bellugi, 40 anni, compagno della figlia della vittima, accusato di omicidio volontario.
L’avvocato della difesa, Stefano Amirante, ha chiesto come detto il rito Abbreviato, concesso dal giudice. Nell’udienza si sono costituiti parte civile il figlio della vittima con la moglie e il nipote della 79enne. La compagna di Bellugi non ha chiesto di essere tra le parti civili. La pensionata era stata uccisa a coltellate, sembra al culmine dell’ennesima lite con il compagno della figlia.
Le indagini sono state coordinate dal pubblico ministero Massimo Astori. Il delitto risale alla mattina del 1° ottobre del 2019.
Quel giorno, dopo l’ennesimo litigio maturato mentre la donna stava tagliando il prato e facendo lavori di casa, il compagno della figlia sarebbe salito in casa, avrebbe preso un coltello da cucina e sarebbe sceso si nuovo di sotto, raggiungendo la suocera nel locale adibito a ripostiglio-lavanderia. Qui, l’avrebbe colpita più volte, almeno otto, con fendenti all’addome, alla schiena, al torace e pure alla gola, quest’ultima verosimilmente la lesione poi risultata fatale. La Procura di Como in questi mesi – con l’aiuto dei carabinieri della compagnia di Cantù e del nucleo operativo di Como che da subito indagarono per ricostruire l’accaduto – hanno raccolto verbali e dichiarazioni dei parenti, ma anche dell’indagato che non ha mai negato gli addebiti.
Un fascicolo che si è poi arricchito di consulenze tecniche grazie all’esame autoptico e all’estrapolazione delle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza della stessa casa. Le fasi precedenti al delitto, infatti, furono riprese dalle telecamere, che immortalarono il 40enne entrare nel proprio appartamento al primo piano della palazzina, poi scendere tenendo qualcosa nella manica della maglia (verosimilmente il coltello) per sparire infine all’interno della lavanderia, punto che non era ripreso. Qui, come detto, avvenne l’aggressione mortale.

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