Uccise per gli schizzi di una fontanella: condannato a 14 anni

omicidio di un giovane nel parco di Veniano

La sentenza arriva quando sono le 17.30, dopo un’ora e quindici minuti di camera di consiglio. Gabriele Luraschi, papà 47enne di Fenegrò, «in nome del popolo italiano» viene riconosciuto colpevole dell’omicidio volontario di Hans Junior Krupe, il 25enne morto per le coltellate subìte nel corso di una lite nel parco di Veniano mentre era in corso la festa del paese. La pena – compreso lo scontro di un terzo per il rito Abbreviato – è di 14 anni 2 mesi e 20 giorni, con i due mesi e 20 giorni aggiunti per il porto dell’arma in un luogo pubblico. Si è dunque partiti dalla pena base di 21 anni, per poi scendere dopo che le aggravanti sono state considerati equivalenti alla condotta processuale dell’imputato che – una volta allontanatosi dal parco – chiamò i carabinieri per farsi arrestate. La sentenza, però, non accontenta nessuno.
Non accontenta l’imputato, che chiedeva la legittima difesa, e non accontenta la parte civile, che attendeva una pena più severa e che soprattutto ha sempre sottolineato come dovessero essere contestati dal pm anche i futili motivi.
La lite iniziò infatti nei pressi di una fontanella adiacente al campo da calcio. Alcuni schizzi raggiunsero il padre che, mentre guardava il figlio andare in bicicletta, iniziò a litigare con il ragazzo che l’aveva bagnato. I due vennero a contatto sui gradoni del campo sportivo, poi spuntò il coltello a serramanico che trafisse Hans uccidendolo.
La difesa, nel corso delle indagini, aveva invocato la legittima difesa, sostenendo come fu il 25enne ad andare incontro al papà. Il Tribunale del Riesame, aveva invece già espresso termini perentori contro l’imputato, sostenendo come «una reazione così abnorme, in nessun modo potesse essere giustificata». L’indagato, scrissero i giudici, «ha reagito alle provocazioni meramente verbali di un ragazzo di 25 anni disarmato – e nemmeno spalleggiato da amici o conoscenti – colpendolo e uccidendolo. Non può un litigio con uno sconosciuto per due schizzi d’acqua, per quanto degenerato verbalmente, sfociare in una simile reazione».
E ieri la parola fine al primo grado, in Abbreviato e con lo sconto di un terzo della pena, è stata posta dal giudice dell’udienza preliminare Maria Luisa Lo Gatto che ha riconosciuto l’omicidio volontario condannando il papà alla pena di 14 anni, la stessa chiesta dal pm Pasquale Addesso. Le motivazioni saranno sere note tra due mesi.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.